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Come forse avrete già letto, gli USA stanno preparando un piano di salvataggio per le tre grandi industrie dell’auto oggi in crisi, che (semplificando) prevede “prestiti agevolati” per 14 miliardi di Euro. Abbiamo già detto come la crisi di queste aziende non sia dovuta solo a fattori contingenti, ma ci sono alcune veloci riflessioni che meritano di essere fatte.

  • Il “sospetto” dei critici è che questo piano (consiederato “debole”) abbia come obiettivo quello di rinviare la crisi del settore, più che di risolverla. In altre parole, rifilare la patata bollente ad Obama, quando sarà in carica.
  • Il tema dell’indotto è indubbiamente importante, ma 1) dovrebbe essere anche fatta una politica per riqualificare e spingere verso la diversificazione i subfornitori (riducendone così la dipendenza dalle specifiche aziende), e 2) la dimensione dell’indotto va valutata correttamente: se è vero che GM ha contato anche i tassisti all’interno dell”indotto del settore, si tratterebbe di numeri “gonfiati” per facilitare l’ottenimento di aiuti.
  • Un buon esempio che arriva da queste aziende è l’azzeramento del compenso dei manager ed il blocco dei dividendi. Si tratta di un atteggiamento che ci sembra “dovuto” da parte di chi vuole ricevere dallo Stato un aiuto per sopravvivere. Perché le banche in crisi non devono fare altrettanto?

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