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L’intervento del Governo, il cosiddetto “pacchetto di misure anti-crisi” ha destato più di qualche critica, soprattutto per il fatto che le misure sono secondo molti una-tantum, e quindi inadeguate a rilanciare l’economia in modo stabile.

Ma vorrei qui soffermarmi su un aspetto dell’intervento, cioé il tetto massimo del del 4% al tasso che il mutuo a tasso variabile può raggiungere. La domanda che ci si dovrebbe porre però è questa: è giusto soccorrere chi si è assunto un rischio a spese della collettività – e quindi anche di che quel rischio lo ha evitato?

Infatti, questo intervento è per certi versi uno “schiaffo” a chi a suo tempo ha scelto un mutuo a tasso fisso, pagandone il sovrapprezzo proprio per non esporsi a rischi indesiderati. Senza voler banalizzare, non si può dimenticare che “variabile” vuol dire che può variare (permettetemi la polemica: non serve conoscere la finanza, basta conoscere l’italiano), e quindi aumenti non possono essere considerati sorprendenti. L’aumento dei tassi che abbiamo avuto negli ultimi anni rientra perfettamente in un range di normalità: altra cosa potrebbe essere se i tassi fossero schizzati al 15 o al 20% (tassi che peraltro non sono irreali, dato che sono quelli degli inizi degli anni ’80).

Ora chi aveva scelto un mutuo a tasso fisso, “facendo i compiti per casa”, e valutando le proprie disponibilità, si trova beffato, perché oltre ad aver pagato un tasso di interesse più elevato rispetto ai mutui variabili — inutilmente, dato che ora anche la variabilità dei tassi “variabili” viene limitata dallo Stato — si trova anche a pagare, con le tasse, gli interessi di chi ha un mutuo a tasso variabile (dato che sarà lo Stato a pagare la differenza di interessi).

Il problema, sottovalutato soprattutto in Italia, è che l’aspetto da affrontare nella crisi attuale non è soltanto (e forse neppure soprattutto) trovare delle soluzioni per l’immediato, ma creare i presupposti perché non ci sia una ulteriore crisi ancor più grave tra cinque o dieci anni. Ma il provvedimento sembra dare un messaggio che è esattamente l’opposto: è sciocco preoccuparsi di evitare il rischio, perché se qualcosa non va nel migliore dei modi, arriverà lo Stato a “sanare” la situazione. Insomma, l’esatto contrario della logica di sostenibilità del rischio che si dovrebbe invece promuovere.

Come avevamo evidenziato in passato, se una famiglia si trova in difficoltà a causa di un mutuo a tasso variabile, le cause possono essere in linea di massima tre:

  1. ha sottovalutato il rischio
  2. ha sbagliato a fare i conti
  3. è stata “truffata”

Un intervento è giustificato solo nell’ultimo caso. Chiaramente, nessuno nega che vadano supportate ed agevolate le famiglie in difficoltà, ma questo andrebbe fatto piuttosto con agevolazioni ed una diversa tassazione, magari tenendo conto del reddito “netto”, non impegnato in rate di vario tipo, possibilmente distinguendo tra quelli che realmente non arrivano a fine mese e quelli che invece devono accontentarsi di fare due vacanze all’estero anziché tre. Altrimenti, è come pretendere che chi non vince al SuperEnalotto si veda restituire i soldi della giocata…

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