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Continuano le polemiche sui tassi dei mutui, che secondo alcune associazioni di consumatori “sono scesi, ma non abbastanza“. Si tratta però di considerazioni che lasciano trasparire una visione parziale del problema, forse per superficialità, forse per “populismo”. Perché? Per i motivi che abbiamo ripetuto più volte:

  • Confrontare le condizioni di mercato finanziario ed economico di adesso con quelle del 2005 è decisamente poco significativo, dato che adesso, a differenza di allora, c’è una crisi finanziaria in corso.
  • Le banche, in linea generale, si fanno prestare i soldi al tasso Euribor, e non a quello BCE, quindi è sbagliato, quando si fanno i conti in tasca alle banche, incorporare la differenza tra tasso Euribor e tasso BCE nel guadagno della banca.
  • Lasciare intendere, come sembra arrivare a fare qualcuno, che i tassi Euribor sono mantenuti artificialmente alti da parte delle banche per guadagnare alle spalle dei consumatori è semplicemente mancanza di senso della realtà, e di non aver minimamente compreso la crisi finanziaria in atto: senza contare i motivi di cui sopra,
  • Rimane comunque l’atteggiamento ai limiti dello schizofrenico nei confronti della finanza: ci si lamenta che le banche hanno causato una crisi finanziaria prendendo troppi rischi (che operativamente vuol dire prestiti troppo facili e a tassi troppo bassi), ma ci si lamenta anche quando per proteggersi dal rischio aumentano i tassi e stringono i cordoni della borsa. Ci si preoccupa del possibile imminente fallimento di qualunque banca, e poi si viene a dire che invece guadagnano troppo.

Permettetemi poi di aggiungere una piccola nota polemica: viene da domandarsi anche perché tutti adesso siano a lamentarsi dei tassi dei mutui, e nessuno invece, quando era il momento, abbia cercato di spingere i consumatori verso il tasso fisso.

Andrebbe invece approfondito e verificato il fatto che in Italia verrebbero applicati spread più elevati che in Europa, dato citato da Adusbef e Federconsumatori, secondo cui c’è un mezzo punto abbondante di spread a svantaggio dei consumatori italiani rispetto a quelli europei. Sarebbe importante capire da dove viene fuori questa differenza, per cercare di ridurla, anche se va detto che almeno in parte questa può essere dovuta alla maggiore “rigidità” del sistema bancario italiano, e quindi non sia semplice da eliminare da un giorno all’altro, per quanto chiaramente sarebbe opportuno iniziare a lavorare su questi temi di riforma il prima possibile, anziché continuare a rinviare spesso proprio con la scusa del “tanto è una cosa lunga”.

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