Deutsche Bank contestata dagli obbligazionisti per il mancato rimborso del debito

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Alphaville riporta che Deutsche Bank è in questi giorni contestata da diversi investitori istituzionali per aver deciso di non ripagare a gennaio 1 miliardo di euro in obbligazioni, come era atteso.

Per capire meglio, e dare la giusta dimensione, a quanto sta avvenendo, va detto che stiamo parlando di “callable bond“, e cioè di obbligazioni che l’emettitore ha facoltà di riacquisire prima della naturale scadenza, ad un termine anticipato. E’ di questo “termine anticipato” che si sta parlando, non della “scadenza finale“, per cui non c’è alcuno scenario di insolvenza, quanto piuttosto di una scelta legittima della banca.

Una scelta che però va contro quella che è una sorta di convenzione consolidata da parte delle banche europee, che in genere rimborsano il capitale già alla prima scadenza utile, rifinanziando il pagamento con un’ulteriore emissione di debito.

Si tratta quindi di una scelta che lascia intendere che Deutsche Bank si attende una significativa maggiore difficoltà (quindi costo per l’emettitore) da parte dei mercati di accettare obbligazioni emesse dalle istituzioni finanziarie. Secondo quanto riporta RGE Monitor, mentre a inizio anno il mercato si accontentava che le obbligazioni di questi soggetti rendessero in media l’1,28% in più rispetto ai Titoli di Stato, ora il differenziale è salito al 4,83%.

Dato che questa forma di raccolta di capitale rientra nel “Lower Tier II”, e cioè è considerata parte del patrimonio della banca, anche al fine del calcolo delle riserve, questa situazione si traduce in un maggiore costo per le banche nella raccolta di capitali, cosa che poi ovviamente si riflette anche sulle offerte che la banca può fare alla clientela.

Se in questo scenario la scelta di Deutsche Bank è perfettamente comprensibile e logica (dato che in teoria i callable bond sono emessi proprio per consentire all’emettitore questo tipo di scelte), il rischio nel non soddisfare le aspettative degli obbligazionisti è comunque elevato, tanto è vero che sembra alcuni investitori abbiano minacciato una sorta “sciopero”, dato che potrebbe ridurre la domanda delle prossimi emissioni, e quindi aumentare ulteriormente i costi per la banca nella raccolta del capitale.

La preoccupazione generale è che la scelta di Deutsche Bank crei un precedente, generando questa sfiducia negli investitori non solo nei confronti del singolo soggetto, ma generalizzando a tutto il settore bancario, che potrebbe quindi trovarsi ad affrontare in modo diffuso un maggiore costo di raccolta dei capitali.

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