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Il settore auto è fortemente in difficoltà, soprattutto negli USA, con General Motors che rischia la bancarotta e Ford e Chrysler che non stanno molto meglio. Alcuni analisti danno la colpa di questa crisi alla differenza di costi che le case americane sopportano per la produzione in USA, a cominciare dai costi di personale. Le tre di Detroit hanno costi medi lordi del personale intorno ai 72 dollari l’ora, contro i 47 e qualcosa di Toyota.

Si tratta però di una spiegazione a mio parere semplicistica: ci sono infatti degli errori strategici di queste case automobilistiche, primo tra tutte il non aver sfruttato appieno le possibilità di economie di scala che potevano avere. Tanto per riflettere, General Motors è sul mercato con ben 12 marchi diversi (per i curiosi: Buick, Cadillac, Chevrolet, Daewoo, GMC, Holden, Hummer, Opel, Pontiac, Saab, Saturn e Vauxhall), tra i quali vi sono relativamente pochi trasferimenti di tecnologie rispetto alle possibilità.

Un’ottica forse influenzata dall’incapacità di proporre sul mercato americano prodotti che non rientrassero nei canoni della mentalità degli automobilisti USA, realizzando quindi vetture di grosse dimensioni e di grossa cilindrata però invendibili in Europa e in Asia. Rimanendo un po’ spiazzate quando i consumatori americani hanno dimostrato di ben accettare le giapponesi di gusto più “europeo”.

Elementi a cui si aggiunge il fatto che moltissimi acquistano l’auto sfruttando prestiti o finanziamenti, che chiaramente in questo periodo sono diventati più difficili — e ancor più sono percepiti come tali.

Val la pena poi notare che il concorrente preso come confronto, Toyota, non è certo l’ultimo arrivato: è proprio a Toyota che si devono molte delle innovazioni in termini di qualità ed efficienza (la lean production per citarne una) dell’industria moderna.

Errori che costano caro in un mercato, come quello automobilistico, che per quanto si cerchi spesso di chiudere gli occhi non è più in espansione. Un po’ di anni fa la domanda era sostenuta in quanto tutti i nuclei familiari si stavano dotando di un’auto. Poi è stata sostenuta dal fatto che ci si stava dotando di una seconda auto (perché anche la moglie iniziava a sentirne il bisogno), e poi lentamente in molti casi anche di una terza auto, utilizzata dai figli. E’ chiaro che però a questo punto è difficile immaginare che il mercato continui ancora ad ampliarsi, e sono sempre meno probabili nuove vendite (cioè acquisto di un’auto da parte di chi non l’aveva), diventando quindi un mercato basato sulle sostituzioni. Nulla di nuovo, in realtà, dato che sono cose che si sanno da anni, ma che non tutti hanno saputo cogliere a dovere, forse abbagliati da un paio di anni di risultati di vendita positivi.

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