Recessione: non è solo questione di percentuali

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C’è uno sforzo da parte di molti nel sostenere non solo che l’economia mondiale non è in recessione, ma soprattutto per affermare il fatto che non si è già attualmente in recessione.

Le argomentazioni che vengono portate sono relativamente semplici, una recessione — si dice — è una contrazione del PIL per almeno due trimestri consecutivi, e questa contrazione non è stata ancora riscontrata. In realtà, questa definizione non è quella vera, perché lo stesso National Bureau of Economic Research (NBER) l’organo che in USA ha anche il compito di “certificare” la presenza di una recessione, usa una definizione diversa, e infatti considera una recessione come “una significativa riduzione dell’attività economica diffusa nell’intero sistema economico, dalla durata maggiore di qualche mese“. Una definizione diversa, che può avere come indicatore pratico anche una variazione negativa del PIL per due trimestri, ma l’assenza di questo non vuol dire automaticamente che non ci sia recessione.

Non serve l’utilizzo di grandi indicatori, per dire che il 2008 è stato un anno negativo per l’economia, basti vedere l’azzeramento degli ordini di mezzi pesanti per Volvo nel terzo trimestre, causato dall’esigenza degli operatori logistici di rivedere i loro investimenti in un contesto economico che stava rallentando.

Il dubbio che viene è quale sia lo scopo ultimo del negare a tutti i costi l’esistenza di una recessione. Di per sé, una recessione è un evento critico, ma non “drammatico”, e non serve la sfera di cristallo per dire che una volta risolta questa, dopo un po’ di anni di crescita ce ne sarà probabilmente un’altra: forse non è una regola dell’economia, ma sicuramente è una regola dell’agire umano.

Allora perché negarla? Inizialmente, l’impressione è che vi fosse una volontà soprattutto degli USA di una mossa soprattuto elettorale, allo scopo di evitare che il governo Bush lasciasse dichiaratamente come eredità un’economia disatrata, anche in conseguenza a scelte criticate da molti. In realtà il discorso sembra essere più generico, e sembra effetto della volontà di evitare di mettere in dubbio lo status quo. Perché è vero che dalla bolla finanziaria si sono arricchite molte banche (che però adesso stanno pagando le conseguenze), ma non sono stati gli unici soggetti a trarre benefici dal “credito facile”. Basti pensare a tutti quei soggetti che grazie alla disponibilità e al basso costo del credito sono riusciti a portare a termine acquisizioni di grosse società, che altrimenti non avrebbero in alcun modo potuto realizzare.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

3 pensieri su “Recessione: non è solo questione di percentuali”

  1. Oggi sembra ci sia stato l’annuncio ufficiale che l’Italia è in recessione. Se ne sono accorti, finalmente…

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