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La crisi finanziaria ha messo sotto pressione l’economia di molte nazioni e le loro relative monete. Il caso dell’Islanda è forse il più evidente, ma non è certo l’unico: anche i conti dell’Ucraina sono traballanti, così come anche dell’Ungheria, ma anche stati dalle economie più consolidate come Svezia, Danimarca o Norvegia sentono in modo significativo le pressioni economiche internazionali.

Paesi che tradizionalmente erano sempre stati quantomeno “diffidenti” verso la moneta unica, adesso iniziano ad essere decisamente attratti dall’Euro, che ha fatto decisamente da scudo, o almeno da paracadute, alle economie dell’eurozona. Nel nostro Paese, prescindere dalle ipotesi e dalle discussioni che si possono fare su come saremmo stati con la Lira in questi anni, è indubbio che rispetto ad un po’ di mesi fa, oggi la discussione “meglio l’Euro o la Lira” non ha più ragione neppure d’esistere, con l’Italia che dovrebbe accendere un cero per ringraziare di aver aderito all’Euro .

Infatti, il deficit dello Stato, il debito pubblico (che non è infondato dire che probabilmente se non ci fosse l’obbligo degli impegni europei sarebbero oggi anche maggiori), unito ad una grossa esposizione sui mercati valutari (è chiaro che se l’Italia avesse mantenuto la Lira, sarebbe il nostro paese, inteso come istituzioni, banche e aziende, a detenere riserve in Euro o in Dollari, e non viceversa) sono gli stessi fattori che hanno scatenato la crisi in Islanda, che però gode del vantaggio di essere un’economia piccola, e quindi di poter senza troppo sforzo essere “salvata” dall’esterno, come sta avvenendo soprattutto nell’interesse dei risparmiatori inglesi che hanno nelgi ultimi anni sfruttato le offerte finaniziarie delle banche islandesi.

Ma a parte il caso dell’Italia, come dicevamo l’Euro è invidiato da molti che attualmente ne sono fuori. Abbiamo già parlato dell’Islanda che da un po’ di tempo è alla ricerca della possibilità di aderire all’Unione Europea e all’Eurozona. Polonia e Repubblica Ceca sembra siano intenzionate a stringere i tempi per entrare nella moneta unica.

Ma è anche chi non ha sinora voluto aderire, come la Danimarca, che finora è stata fuori dall’Euro probabilmente più per ragioni di identità nazionale che per motivazioni economiche (anche considerato che il cambio Corona-Euro è sempre stato mantenuto più o meno costante, e che le politiche monetarie della banca centrale danese sono state più o meno speculari rispetto a quelle della BCE), ma che oggi inizia forse per la prima volta ad affrontare una situazione di instabilità dei cambi e soprattutto un aumento dei tassi di interesse (inevitabili per evitare la fuga di capitali), e i danesi si trovano oggi di fronte ad un tasso di sconto del 5% contro il 3,25% dell’eurozona. Non è un caso che sia già stato proposto un referendum per aderire alla moneta unica.

Anche la Svezia è piuttosta pentita dell’atteggiamento verso l’Euro, anche se al momento non ci sono iniziative ufficiali, il tema sembra stia emergendo nelle campagne elettorali, memore anche della crisi economica dei primi anni ’90, quando per un brevissimo periodo i tassi furono portati addirittura al 500% nel tentativo di evitare la fuga di capitali. La Svezia, peraltro, è un caso curioso perché in teoria ha aderito all’Euro ed avrebbe l’obbligo di adottarlo, ma per “soddisfare” l’elettorato che lo ha rifiutato in un referendum (successivo all’adesione al trattato), alcuni dei parametri che fanno da pre-requisiti per l’adesione non sono stati ancora raggiunti.

Caso a parte è la Norvegia, che pur in difficoltà per la crisi finanziaria, difficilmente aderirà all’UE all’Euro, perché c’è un problema di incompatibilità di politica monetaria con i paesi dell’Unione Europea. Infatti, chiaramente una politica monetaria decisa a livello centrale inevitabilmente è un compromesso, ma nel caso dei paesi dell’Eurozona, le differenze sono relativamente limitate, e a ben vedere non poi tanto maggiori di quelle che possono esserci in regioni diverse all’interno di uno stesso paese. Nel caso della Norvegia, però le esigenze di politiche monetarie sono esattamente in controtendenza: infatti, quando i prezzi del petrolio sono elevati, i paesi UE necessitano di tassi bassi per sostenere la crescita, mentre la Norvegia (essendo un produttore) necessita di tassi alti per evitare che l’economia si surriscaldi.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. Bello e interessante, soprattutto sulla Norvegia. Cosa ne pensi invece della Gran Bretagna?

    A mio parere questa fase di crisi non portera’ l’UK ad adottare l’euro, se ne riparlera’ tra 10-15 anni, credo che rimangano un economia piu’ simile agli USA con esigenze di tagli e aumenti dei tassi piu’ decise e taglienti nei momenti burrascosi, differentemente dal classico cautelismo tedesco-europeo.

  2. La Gran Bretagna è molto legata finanziariamente agli USA, credo sia questo il fattore chiave.
    Tanto per fare un esempio sciocco, molte banche americane usano come riferimento il LIBOR, London Interbank Offered Rate, nelle transazioni.

    L’economia “reale” probabilmente sarebbe compatibile con l’Euro, e probabilmente alla fine sarà adottato, ma prima che avvenga realmente penso anch’io che passeranno diversi anni, a meno di sconvolgimenti dell’economia inglese.

  3. secondo me il futuro sarà dell’euro tutta l’europa geografica adotterà l’euro, tranne ovviamente gli stati che non raggiungono i requisiti. è solo questione di tempo. alcuni stati si sono letteralmente “salvati” e devono ringraziare l’euro e chi lo portato es: italia slovenia grecia portogallo malta cipro. stranamente i politici che si schieravano apertamente contro l’euro cavalcando l’ignoranza popolare non si fanno più sentire… e forse è meglio

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