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La borsa del Kuwait è stata chiusa fino ad oggi dopo che giovedì scorso le contrattazioni erano state interrotte (per ordine di tribunale che ha agito su denuncia di un investitore che aveva subito elevate perdite). Il blocco delle contrattazioni è un fatto insolito nel mondo della finanza: ma serve a qualcosa?

La risposta in realtà è no. La borsa semplicemente “misura” quanto la gente è disposta a pagare per certi asset, per cui fermare le borse perché stanno perdendo è un po’ come chiudere gli occhi in auto perché si vede che si sta andando addosso ad un muro: non aiuta certo ad evitarlo. Anzi, la cosa può essere controproducente, perché interrompere le contrattazioni può generare una sensazione di diminuzione della liquidità dei titoli, e quindi un’ulteriore diminuzione del loro valore.

Fermare le contrattazioni può aver senso solamente se si volgliono limitare reazioni basate sull’emotività, per dare agli investitori il tempo di assorbire e razionalizzare le informazioni, ed è per questo che ci sono le sospensioni al ribasso o al rialzo, o anche il rinvio delle contrattazioni in caso gli indici scendano in modo molto rapido. Ma non è questo il caso, perché quando è stata fermata la borsa Kuwaitiana perdeva meno dell’1,5% ma soprattutto perché lo scopo non vorrebbe essere quello di limitare movimenti bruschi quanto piuttosto frenare il trend negativo in corso da mesi.

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