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I valori raggiunti dalle borse in queste ultime settimane, se da un lato hanno gettato nel panico (o quasi) molti investitori, dall’altro iniziano ad essere giudicati “appetitosi” da diversi altri. E’ lapalissiano dire che, anche in caso di ulteriori discese, saranno raggiunti prima i valori di oggi che quelli di un anno fa. In ogni caso non sono in pochi a ritenere che probabilmente il “fondo” non sia così lontano, anche se non è detto che lo si abbia già toccato. Se questo è vero, allora potrebbe effettivamente questo essere un buon momento per investire, a patto di ragionare in un’ottica di medio-lungo periodo.

In ogni caso, è importante evitare alcuni errori grossolani che spesso si rischia di commettere:

  • Il fatto che un’azione avesse un certo prezzo qualche tempo fa, e oggi ne abbia uno notevolmente inferiore non è di per sè una garanzia che torni ai livelli precedenti, può soltanto indicare che prima c’era una sopravvalutazione.
  • Fate i conti con la propria effettiva attitudine al rischio. Può darsi che non si scenda ancora più di tanto, ma può anche darsi di sì, o comunque può darsi che “puntiate sul cavallo sbagliato”, e vi trovate ad avere delle perdite. Quindi evitate di rischiare più di quel che volete, e soprattuto di quello che potete.
  • In tempi di recessione economica, il suggerimento generale è quello di investire sulle “aziende solide”, perché soffrono meno la congiuntura. Personalmente non sono d’accordo sul fatto che questo voglia dire “le grandi imprese” o “le imprese che distribuiscono dividendi”, piuttosto questo vuol dire investire sulle aziende che hanno un modello di business solido — a prescindere dalle dimensioni. La prima analisi che si può fare è intuitiva: se non avete ben chiaro cosa un’azienda faccia, o come faccia a fare “così tanti soldi”, non investiteci.
  • Diversificate. Il vizio di molti investitori è “scommettere” su un solo settore industriale, quando non solo su un’unica azienda. Sono cose che se proprio si vogliono fare, bisogna destinarvi la giusta quota, cioè quella che sarebbe stata all’interno di un portafoglio differenziato. In altre parole, per capirsi, invece di investire una parte nel settore A ed una parte nel settore B, si può anche scegliere di investire solo nel settore A (perché lo si conosce, perché si ritiene che abbia prospettive di crescita, ecc.), però questo vuol dire in linea di massima che invece di investire nel settore B si investe in Titoli di Stato, o si lascia la quota sotto forma di liquidità, non che l’investimento in A assorbe anche quello che in un portafoglio diversificato sarebbe stato destinato a B.

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