Il piano del G20 contro la crisi finanziaria: pro e contro

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Nei giorni scorsi si è svolto il G20 a Washington, con lo scopo di “risolvere” la crisi finanziaria. Cerchiamo di capire meglio cosa è stato deciso: diciamo subito che l’incontro forse deluderà le aspettative qualcuno perché non escono certamente ricette miracolose.

Partiamo subito con i lati negativi: innanzi tutto il mandato in scadenza di Bush “azzoppa” il vertice, dato che l’impossibilità di fatto del rappresentante del singolo stato più “pesante” per l’economia di prendere impegni o decisioni rilevanti non può non incidere.

In generale la critica che si può fare è che il vertice ha definito molti aspetti generali e pochi operativi, con il piano d’azione che somiglia più ad un manifesto delle buone intenzioni che ad una ricetta per una cura. L’esempio più rilevante è l’accordo sul fatto che sia necessario sostenere l’economia e che per far ciò i vari Paesi implementeranno adeguate politiche economiche a livello locale, nel quadro di un contesto generale: è un concetto sicuramente importante, ma banale. Insomma, viene un po’ da domandarsi se serviva veramente fare un meeting internazionale per trovarsi d’accordo su queste cose.

Le intenzioni comunque sono buone, e toccano sicuramente aspetti importanti, come ad esempio:

  • la necessità di riformare il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale
  • miligorare la trasparenza dei mercati e dei bilanci delle aziende quotate
  • assicurare che le politiche per il supporto al sistema finanziario non causino un eccessiva propensione al rischio da parte dei soggetti coinvolti
  • rafforzare i regolamenti del mondo finanziario anche a livello di singoli paesi

Intenzioni con cui è difficile essere in disaccordo, ma di cui non è chiaro come poi vengano tradotte in realtà. Certamente, è vero che il forum va inteso come un momento di definizione delle problematiche su cui lavorare, e non di individuazione delle soluzioni, però di conseguenza queste non arriveranno in tempi brevi, perché è proprio sul come che sembra difficile trovare un accordo soprattutto tra USA ed Europa. Anche il problema della rappresentanza dei vari paesi finisce nella morsa del problema “intenzioni – azioni“: tutti riconoscono che i paesi emergenti (Cina, India, Brasile) devono aver maggiore peso anche a livello di istituzioni economiche mondiale, ma non è chiaro, se questi paesi aumenteranno di peso, chi rinuncerà ad una parte del proprio.

Vi sono però alcuni aspetti puramente politici che meritano di essere evidenziati, perché appunto “strategici” e quindi indicano la direzione in cui ci si muoverà:

  • La tutela della logica del libero mercato a livello internazionale: prevenendo quindi rischi di protezionismo che, come avevamo evidenziato in passato, avrebbe conseguenze potenzialmente disastrose per l’economia.
  • Inoltre i ministri delle finanze dovranno definire una lista delle istituzioni finanziarie il cui fallimento potrebbe portare conseguenze sul sistema economico globale: viene da pensare che questo significhi anche che c’è l’intenzione di evitare “soccorsi a tappeto” per agire in modo mirato solo in caso di necessità. Chiaramente anche qui è il come che è critico, perché la disparità di trattamento protrebbe avere riflessi non trascurabili.
  • Affrontare il problema dei paradisi fiscali, che comporta delle distorsioni significative soprattutto a livello di trasparenza.

In ogni caso va detto che questo G20 è stato solo un primo passo nella ricerca della soluzione alla crisi. L’accordo prevede che le politiche che saranno individuate debbano essere implementate entro li 31 marzo 2009, ed è già previsto un ulteriore incontro del tavolo entro la fine di aprile 2009 dove, se non altro, parteciperà Obama.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

2 pensieri su “Il piano del G20 contro la crisi finanziaria: pro e contro”

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