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Si discute molto di accanimento terapeutico in questi giorni, del confine che lo separa dall’eutanasia, e del fatto che sia o meno “giusto” permettere di morire a chi soffre e non ha speranze di guarigione.

Permettetemi di “buttare un sasso” gretto e materialista nella discussione. C’è sempre la tendenza a dimenticarsi che le risorse disponibili non sono infinite, e che impiegarle per fare qualcosa implica sottrarle dalla possibilità di fare altro.

Per, questo lancio una “provocazione ma neppure troppo”, e proviamo a mettere la questione anche sotto un altro punto di vista: è etico dedicare le risorse all’accanimento terapeutico ANZICHÉ a migliorare la tempestività delle diagnosi e quindi la possibilità di guarigione di pazienti curabili? Ovviamente “risorse” è inteso in senso ampio, comprendendo non solo il denaro ma macchinari, posti letto, il tempo di medici ed infermieri, ecc. Tutte quelle cose di cui la sanità italiana è spesso carente e che è causa molte volte di ritardi nelle diagnosi con conseguenze a volte purtroppo anche fatali per il paziente.

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