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Discutevo con un amico nei giorni scorsi, ed è emerso il tema della “felicità per differenza“. Si tratta in realtà di un concetto molto utilizzato in tema di customer satisfaction, dove la soddisfazione del cliente viene spesso misurata come rapporto tra qualità percepita e qualità attesa, rapporto che deve dare maggiore di uno. Oppure la differenza tra qualità percepita e quella attesa deve essere positiva: da cui il titolo del post “Felicità per differenza”. In termini semplici, il concetto è che i clienti sono contenti se le loro aspettative sono raggiunte o superate.

L’aspetto interessante è che le aspettative si spostano continuamente verso l’alto: cioè una volta che si è ricevuto un prodotto/servizio di qualità superiore alle attese, quella qualità tende a diventare quella successivamente attesa. Senza voler banalizzare il periodo di difficoltà economiche che stiamo attraversando, e che attraverseremo, mi pare che sia un ragionamento che spiega in un certo qual modo il timore della recessione. Perché è vero che sono in molti a lamentarsi della crescente difficoltà di arrivare a fine mese, ma che però hanno degli stili di consumo che solo dieci anni fa erano quasi impensabili.

La domanda che viene da porsi è allora questa: non sarebbe bene iniziare a ragionare su cosa è veramente indispensabile e cosa probabilmente fa parte delle “comodità acquisite? Anche in ottica di aiuti e incentivi economici che potrebbero essere necessari nel prossimo futuro: non riuscire a comprare da mangiare è una cosa, non riuscire far tornare i conti perché oltre a questo si vorrebbe comprare il televisore al plasma da 50 pollici, fare le vacanze all’estero, avere l’ultimo modello di telefonino, o anche solo consumare 100 Euro o più al mese in ricarche telefoniche, un’altra.

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