Effetti collaterali del crollo del prezzo del petrolio

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Il prezzo del petrolio è letteralmente crollato negli ultimi mesi, scendendo sotto quota 55 dollari dopo aver sfiorato i 150$ poco più di quattro mesi fa. Una discesa dovuta all’effetto combinato di tre fattori, di cui abbiamo più volte discusso:

La discesa del prezzo del petrolio è sicuramente un fatto positivo, dato che un minor costo della principale fonte di energia mondiale permette un risparmio di costi significativo e quindi effetti positivi sul contenimento dell’inflazione.

Ma come al solito, ci sono effetti collaterali che è bene non trascurare.

  • Molti settori sono rimasti spiazzati, poiché stavano facendo investimenti in ottica di caro-petrolio, che ora non sono più così convenienti. Ne è un esempio il settore dell’auto, che stanno ora iniziando a spingere verso il GPL (notato quanta pubblicità stanno facendo adesso?), scelta ché però ora è meno pressante per gli utenti.
  • Nel settore energetico, è chiaro che il petrolio a basso prezzo ridurrà gli investimenti in energie alternative, dato che sono a questo punto meno urgenti, con effetti però che dal punto di vista ambientale e in generale del lungo periodo possono essere negativi.
  • Gli investimenti si ridurranno anche nel campo petrolifero: giacimenti che a eleveto prezzo del petrolio era economicamente conveniente sfruttare, adesso diventano anti-economici, e quindi saranno probabilmente rinviati o abbandonati. Creando potenzialmente le basi per un grosso differenziale tra domanda ed offerta alla fine del periodo recessionistico.
  • Può crearsi una distorsione nel mercato energetico, facendo uscire dal mercato i player più deboli, che hanno meno risorse disponibili, o quelli che hanno effettuato recentemente grossi investimenti e non riescono ora a “rientrare” dei costi sostenuti, creando le basi di un oligopolio energetico ancora più “stretto” per il futuro.

Si tratta di fattori il cui peso effettivo può essere opinabile, ma potrebbero avere effetti significativi sul medio-lungo termine, creando le basi per un impennata dei prezzi a livelli ancora superiori a quelli cui abbiamo assistito se causassero effettivamente una contrazione dell’offerta e questa fosse inadeguata alla domanda al momento della ripresa economica.

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