Citigroup: i dettagli del piano di salvataggio del governo USA

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Il governo USA ha predisposto un piano di salvataggio per Citigroup, che sta affrontando una pesante crisi di fiducia da parte degli investitori. Il piano è basato sul fatto che il governo garantirà i “titoli tossici” nei conti di Citigroup, ma non li acquisterà né ci sarà alcuna forma di nazionalizzazione della banca. Le azioni di Citigroup hanno fatto un balzo record: +57,82%, passando da 3,77$ della chiusura di venerdì a 5,95$ di lunedì sera.

Citigroup ed il governo hanno identificato oltre 300 miliardi di dollari di asset “a rischio”, e hanno determinato come eventuali (probabili) perdite saranno assorbite:

  • i primi 29 miliardi di “eventuali perdite” saranno totalmente a carico di Citigroup. Oltre, le perdite saranno divise tra la banca ed il governo, con quest’ultimo che se ne accollerà il 90%.
  • il Dipartimento del Tesoro coprirà le perdite di Citigroup fino ad un massimo di 5 miliardi di dollari, utilizzando il “fondo di salvataggio” predisposto a supporto delle banche.
  • oltre questa cifra, interverrà la FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation), l’equivalente americano del Fondo Interbancario di Tutela del Depositi, che assorbirà fino ad un massimo di 10 miliardi di perdite.
  • qualora le perdite fossero ancora superiori, queste saranno carico della Federal Reserve, senza limiti

Un piano presentato come innovativo e indice di un nuovo approccio, ma in realtà lascia aperti alcuni dubbi — per quanto vada anche detto che non era facile trovare in tempi brevi una soluzione ottima alla crisi.

  • Il primo elemento è che la scelta di garantire i titoli anziché acquistarli può essere indice di quanto temuto da molti: Citigroup è troppo grossa anche per il governo USA per un salvataggio, e quella della garanzia può essere una strategia per non sostenere il costo del salvataggio immediatamente, ma “diluirlo” mano a mano che i default si concretizzano.
  • Il top management rimarrà invariato, quando era dato quasi per scontato un cambio ai vertici, anche considerato che le problematiche di Citigroup sono almeno in parte di natura organizzativa, e non puramente “congiunturali”. Non si capisce perché un manager che conduce l’azienda sull’orlo del collasso debba essere mantenuto al suo posto.
  • E’ stato posto un limite massimo nell’erogazione dei dividendi, con un tetto massimo di 1 cent ad azione. Anche qui, i dividendi andrebbero invece bloccati del tutto, e destinati invece a riserve: la critica che molti sostengono infatti è che non è corretto che i soldi dei contribuenti vadano a trasformarsi in utili per gli azionisti.
  • Oltre alla garanzia sui 300 miliardi di “titoli a rischio” di Citigroup, il Tesoro investirà 20 miliardi di dollari dal TARP (Troubled Asset Relief Program) per ricapitalizzare la banca, in cambio di azioni privilegiate. Un’operazione che però è criticata nelle modalità, dato che sembra che i warrant avranno un prezzo d’esercizio di oltre 10 dollari, contro un valore di mercato attuale di meno di 6$, quindi un valore reale — che può essere visto come il “guadagno” dei contribuenti, a compensazione dell’intervento di salvataggio — facilmente vicino allo zero.

Resta in ogni caso il fatto che l’intervento su Citigroup probabilmente non va interpretato come una nuova linea d’azione, ma piuttosto di un intervento su misura, in considerazione delle particoalrità della situazione.

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