Citibank a rischio: che strade per il salvataggio?

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La scorsa è stata una settimana nera per Citigroup, con il colosso bancario americano che ha visto le sue azioni svalutarsi di circa il 60%. Una crisi di fiducia che pone grossi problemi per il salvataggio, data la dimensione del gruppo (gli asset di Citigroup sono calcolati intorno ad un valore che supera i 2.000 miliardi di dollari).

Citigroup sembrava nelle scorse settimane essere una delle realtà più solide, nella tempesta della crisi finanziaria: cosa ha scatenato allora questa crisi? In realtà secondo gli analisti non si tratta di fattori nuovi, ma di fattori che erano già presenti e che però sono diventati più gravi nell’ottica degli scenari economici che si stanno delineando per il prossimo futuro.

Uno dei principali problemi di Citigroup secondo molti è l’essere cresciuta a forza di acquisizioni, ma di non aver mai svolto una vera integrazione delle attività di business, non essendo quindi in grado di sfruttare le economie di scala di cui potrebbe invece disporre, con la conseguenza che il gruppo potrebbe trovarsi a sostenere costi eccessivi nei prossimi anni. Un problema per certi versi simile a quello di General Motors. Un altro elemento della crisi di Citigroup è sono i default per i pagamenti con carta di credito, per i quali è atteso un aumento anche in considerazione dell’aumento del tasso di disoccupazione. Il colpo di grazia è arrivato quando il Segretario del Tesoro USA, Paulson, ha prospettato una revisione del piano di acquisto dei “toxic assets, che presenta delle criticità tutt’ora irrisolte.

Un intervento di qualche tipo è certo, dato che secondo stime non ufficiali un fallimento di Citigroup comporterebbe perdite a cascata per almeno 1.500 miliardi di dollari nel sistema finanziario. Sono già in corso discussioni con il governo americano e la FED, e l’unica cosa certa è la sostituzione del top management, ma è difficile che la banca venga “nazionalizzata” perché il costo che ciò comporterebbe è forse fuori dalla portata anche del governo USA. Ancor più difficile, però, è che la banca possa essere acquisita da qualche altro gruppo bancario più grosso, senza contare i dubbi che oggettivamente farebbe sorgere la creazione di un mega-gruppo bancario, che peraltro partirebbe già “azzoppato” dalla sfiducia attuale verso Citigroup.

La strada più probabile è forse quella di una vendita “a pezzi” della banca, con Goldman Sachs e Morgan Stanley che potrebbero essere interessate all’acquisizione di rami d’azienda, condizionata però probabilmente ad un intervento del governo USA per “depurare” i conti di Citigroup dagli elementi in maggiore crisi.

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