Caso Thyssen: ma se un reato non esiste, è giusto inventarlo?

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Permettetemi una divagazione sulla cronaca. A me personalmente l’imputazione dei manager di Thyssen per l’accusa omicidio volontario lascia un po’ perplesso. Così come mi lascia perplesso che il rinvio a giudizio sembri confuso su molti giornali con una condanna, ma questo è un altro discorso.

Nessuno chiaramente nega il diritto alla giustizia per le vittime, però (premetto che parlo senza conoscere i dettagli, tanto meno le basi specifiche della decisione dei giudici) mi pare che sia un’accusa basata sulla ricerca della “spettacolarità”: omicidio volontario vuol dire che qualcuno ha fatto qualcosa allo scopo primario di uccidere qualcun altro. Fatico un po’ a credere che lo scopo dei manager di Thyssen fosse uccidere i lavoratori.

Il punto piuttosto è che c’è un vuoto legislativo, perché in questo caso verosimilmente siamo di fronte ad una negligenza grave, che “non è giusto” equiparare alla semplice colpa, ma non per questo diventa volontarietà. Per quanto anche si possa sostenere che negligenza grave e volontarietà meritino di essere punite allo stesso modo, resta il fatto che sono due cose distinte e che il nostro sistema penale prevede sanzioni diverse.

Personalmente, non trovo particolarmente consolante il fatto che carenze legislative vengano sopperite con forzature della legge, perché per quanto l’emotività possa spingere in questa direzione, si vanno a minare concetti fondamentali la certezza del diritto. Certamente, stavolta le leggi sono “piegate” per un buon motivo, ma la prossima volta chi deciderà se il motivo è buono o meno?

Inoltre permettetemi una critica a come viene affrontato, in generale, il tema della sicurezza sul lavoro: un aspetto che non viene quasi mai evidenziato è che una delle principali lacune dei datori di lavoro è quella di non applicare le sanzioni nei confronti dei lavoratori in caso di violazione delle norme di sicurezza. Perché l’azienda può comprare i caschetti e tutte i sistemi di protezione che si vuole, ma spesso i lavoratori non vengono adeguatamente “sensibilizzati” al loro corretto utilizzo, e sarebbe bene ricordarsi che la sicurezza non è solo un diritto ma un dovere, di tutti.

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2 pensieri su “Caso Thyssen: ma se un reato non esiste, è giusto inventarlo?”

  1. Sono pienamente d’accordo.
    E’ inutile rincorrere fattispecie di reato che non reggono.
    Nel caso in particolare l’unica ipotesi di reato plausibile e quella dell’omicidio colposo.
    Secondo me il problema consiste in tutti gli sconti di pena assortiti vari e che vengono concessi in modo indiscriminato e che di fatto rendono non perseguibili certe fattispecie di reato, anche perchè la discrezionalita del giudice mi sembra che non esista più, e quindi per un certo tipo di reato si applica sempre una pena fissa, rinunciando così a utilizzare la pena minima e massima che pure il codice prevede,(per l’omicidio colposo da 6 mesi a 5 anni).
    Saluti
    Domy

  2. Sono d’accordo con Domy: il lavoro del giudice dovrebbe essere proprio quello di applicare le pene in modo giusto ed equo, non fare sconti di pena a tappeto, come a volte sembra…

    Sandra

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