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AIG, nonostante il massiccio intervento del governo USA in suo soccorso, continua a navigare in cattive acque. AIG, che è una delle più grandi compagnie assicurative al mondo, aveva ottenuto dal governo un’iniezione di liquidità di 85 miliardi di dollari, più un prestito agevolato di altri 37,5 miliardi, intorno a metà settembre. Sembrerebbe che di questi complessivi 122,5 miliardi di dollari, AIG ne abbia consumati già 81.

Per questo motivo sarebbero in corso trattative con la FED e con il governo USA per ottenere un ulteriore aiuto dalle casse del governo o della banca centrale, sui cui contenuti però non ci sono al momento dichiarazioni ufficiali. Tra le ipotesi relative a questo ulteriore piano di salvataggio c’è l’acquisto di “titoli-spazzatura” da parte del governo e la possibilità di pagare i debiti con azioni. Il punto cruciale di discussione sembra essere l’ammontare degli interessi sul prestito ricevuto, che AIG considererebbe eccessivi, e vorrebbe pertanto sostituire il prestito con titoli quali azioni privilegiate o simili, che ridurrebbero il peso degli interessi.

Il perdurare delle difficoltà di AIG sta alimentando ulteriormente le polemiche da parte di chi considerava “errato” l’intervento dello stato, dato che il rischio che l’intervento si trasformi in un pozzo senza fondo è concreto. Soprattutto — e bisogna dire che si tratta di una posizione condivisibile — è criticato il fatto che il governo e la FED non abbiano adeguata voce in capitolo nelle istituzioni finanziarie cui sono andate in soccorso, senza essere quindi in grado di imporre il risanamento a questi soggetti. La critica insomma è sempre la solita: gli interventi, così come sono stati portati avanti, tendono a premiare chi si è comportato male (che riceve soccorso “in cambio di niente”) a scapito di chi “ha fatto i compiti per casa”.

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