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Come probabilmente saprete, gli ultimi dati dell’OCSE indicano che l’Italia è uno dei paesi (tra quelli dell’OCSE) in cui la “disuguaglianza sociale” è maggiore, cioè dove la differenza tra ricchi e poveri è maggiore, per la precisione al sesto posto di questa poco onorevole classifica (per la cronaca, gli Stati Uniti sono quarti, a indice di una disuguaglianza ancora maggiore).

Però il problema va inquadrato meglio. Infatti, il punto principale, a mio parere, non è tanto (o soltanto) il fatto che ci siano ricchi e poveri, ci siano persone che guadagnano molto e altre che guadagnano molto poco. Il problema principale è la mobilità tra le classi: in altre parole, se uno è povero è condannato a rimanere povero e difficilmente ha possibilità di migliorare la sua condizione sociale. Il problema è che la soluzione fa a pugni con sé stessa: infatti, se tutti avessero lo stesso identico reddito, il ricco rimane ricco e il povero rimane povero (perché non ha modo di accumulare ricchezza), per permettere a chi non è nato da genitori ricchi di migliorare la propria condizione, deve poter avere accesso ad un reddito elevato. Ma questo vuol dire accettare disparità sostanziali sui redditi.

A mio modo di vedere, l’unica soluzione accettabile è tollerare disparità nei redditi (entro limiti accettabili per la sussistenza), ma questa disparità deve essere basata su meriti, non sul fatto che uno in partenza sia ricco o povero, o tantomeno su clientelismi.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. In altre parole, se ho capito bene: il problema non è tanto se i ricchi sono tanto ricchi, ma che i poveri sono molto poveri e rimangono tali.

    A.S.

  2. Non capisco perché lo stato debba allora intervenire in aiuto dei ricchi.

    Non converrebbe che intervenga direttamente in aiuto dei poveri, che sono poi la fonte dei redditi dei ricchi.
    Perché ipotizzare ancora incentivi sulla rottamazione o alla liquidità del sistema bancario e non ad una forte politica fiscale sui redditi medio bassi.
    Supponiamo che il divario si sia creato non perché il ricco è diventato più ricco ma perché il povero è diventato più povero. Perché bisognerebbe intervenire sul primo in aiuto del secondo. Facciamo il contrario che il primo sta già bene.

    Il governatore di Banchitalia ha detto che la crisi finanziaria avrà dure ripercussioni su famiglie ed imprese. Il presidente del consiglio ha annunciato un intervento sulle banche per incentivare/sostenere il credito verso le imprese. Nella stessa sede confindustria “Aiutare la capitalizzazione delle imprese, dare supporto agli investimenti, ma soprattutto un’aliquota agevolata sugli utili che fa un imprenditore”.

    Ma dove sono gli aiuti per i più poveri, non si parla più di riduzione immediata della pressione fiscale (se non erro annunciata e poi smentita), si parla di sostegno ai consumi e non di sostegno alle famiglie.

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