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A mezza via tra la provocazione e la serietà, c’è una domanda che viene da farsi: ma è proprio un male il crollo delle borse a cui stiamo assistendo in questi giorni? La risposta che viene da dare di primo acchito, nel mezzo della tempesta, è “ovvimanete sì”.

Eppure, non si può tener presente che — soprattutto adesso che i governi stanno iniziando a prendere misure a tutela dei risparmiatori — quello che sta succedendo è “solo” che si stanno bruciando enormi sopravvalutazioni che si erano formate. Certo, indubbiamente la paura (cioè la mancanza di compratori) si ripercuote in modo generalizzato: ma è altrettanto indubbio che le società che sono sane recupereranno il valore che meritano. Adesso le società sane sono vittime del panico, ma non lo rimarranno per sempre.

Per quanto invece riguarda quelle che sane non sono: è così male che le cose tornino ad avere il valore che hanno? Se al mondo della finanza è stato concesso di fare il gioco delle tre carte per far apparire ricchezze che non c’erano, è “sbagliato”?
E’ certamente doloroso lo schiaffo che i mercati stanno prendendo, ma per avere un economia sana e sostenibile è fisiologico che ci sia una “selzione naturale”, anche severa: è proprio in base a questa selezione che il mercato funziona. I “bravi” vivono e prosperano, i “cattivi” escono di scena. Per questo mi pare per molti versi condivisibile la strategia delineatasi in Europa, dove contrariamente agli USA si è scelto di andare a tutela dei risparmiatori, ma non in soccorso degli azionisti, che sono lasciati di fronte alle conseguenze delle scelte errate che sono state fatte. È il modo, severo, in cui i mercati insegnano a ponderare meglio le scelte.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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