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L’eccessiva esposizione al rischio che sta oggi travolgendo molte società finanziarie è stata resa possibile dall’impiego di modelli matematici e statistici che avrebbero dovuto invece mantenere il rischio sotto controllo. Che cos’è che è andato male?

La risposta che molti danno è che questi modelli “erano sbagliati“. Ma che cosa è sbagliato in questi modelli? Senza pretendere di correggere lavori per i quali sono stati vinti premi Nobel, ci sono probabilmente due fattori (collegati) che sono stati trascurati, e che val la pena evidenziare perché sono elementi che, a mio modesto parere, andrebbero tenuti in considerazione nel futuro.

  • I mercati finanziari non sono mercati perfetti, in primo luogo perché alcuni singoli soggetti (come banche d’investimento e fondi) sono in grado di muovere una quantità di capitale sufficientemente elevata da alterare l’equilibrio di mercato;
  • È possibile che se è sufficientemente diffuso l’uso di tecniche che bilanciano il rischio, costruendo così portafogli simili contenenti asset che dovrebbero essere de-correlati (cioè dall’andamento indipendente), soprattutto da parte di soggetti di “peso rilevante”, si venga a creare una correlazione tra questi asset inseriti nei portafogli, inficiando uno dei presupposti del modello. È la solita idea del “funziona in piccole dosi”. Tanto per capirci, facciamo un esempio (forzato, ma è solo per spiegare meglio cosa intendiamo) con l’auto ad idrogeno: lo “scarto” è vapore acqueo, che non è inquinante. Però finché le auto ad idrogeno sono poche, questo è certamente vero, se diventano un paio di miliardi, l’emissione complessiva di vapore potrebbe avere effetti collaterali che al momento non sono considerati.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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