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In questi giorni si discute molto se debba aver la precedenza il rispetto dell’ambiente oppure il sostegno all’economia, e quindi l’applicazione delle proposte di riduzione dell’inquinamento debbano essere ritardate per concentrare gli sforzi la crisi economico-finanziaria in corso.

A mio parere, questo modo di porre il problema dimostra un fraintendimento del significato della crisi attuale. L’elemento chiave, di fronte al quale si chiudono gli occhi, è che gli USA in particolare, ma non solo loro, hanno vissuto oltre le loro possibilità. Superare la crisi vuol dire normalizzare questo “stile di vita”, che però ha inevitabilmente effetti che vanno sotto il nome di recessione, che può essere gestita, resa meno dolorosa, ma non evitata.

Ma l’aspetto che vorrei sottolineare è questo: vivere “finanziariamente” oltre le proprie possibilità fa il paio con il vivere “ambientalmente” oltre le proprie possibilità (vi invito a rileggere quel che scrivevamo parlando di etica e finanza). Quindi non è impossibile vedere i problemi come congiunti: in fondo, dire che “non può consumare più di quel che si produce” (a livello “macro”) vale perfettamente anche parlando di sostenibilità ambientale.

Non condivido la considerazione che tutelare l’ambiente comporti un costo. Al massimo, è la mancata tutela che costituisce il differimento (e probabilmente un’amplificazione) di un costo: ma quello che ci si dovrebbe ricordare (sia gli Stati che i piccoli risparmiatori) è che non è che se differisco un pagamento o lo rateizzo si diventa più ricchi. I debiti prima o poi si pagano, e con gli interessi.

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