Ulteriori tagli dei tassi possibili, ma c'è già chi teme una possibile iper-inflazione

Dopo il taglio del 29 ottobre, che ha portato i tassi all’1%, la FED ha lasciato trapelare che sono possibili nuovi tagli dei tassi di interesse, se continuassero a persistere i segnali negativi per la crescita economica. In particolare, se il mercato finanziario non darà segni di ripresa entro dicembre, è possibile un ulteriore taglio di mezzo punto. Insomma, i tassi potrebbero avvicinarsi molto allo zero.

Questa politica di taglio dei tassi però comporta qualche rischio. Innanzi tutto, segue la stessa politica che la FED ha seguito nell’assecondare il crearsi di una bolla immobiliare e finanziaria, politica che è stata messa pesantemente sotto accusa perché ha più o meno volontariamente alimentato queste “bolle”.

Inoltre il timore è quello che scatti la cosiddetta “trappola della liquidità“, ipotizzata dalle teorie macroeconomiche, che avrebbe come effetto il fatto che le politiche monetarie, in condizioni di tassi estremamente bassi, diventerebbero inefficaci, e quindi non in grado di sostenere l’economia. Di contro, tassi di interesse bassi non permetterebbero di controllare l’inflazione, portando così ad una situazione di stagflazione. Mantenendo questa politica, diversi analisti temono si vengano a creare le basi per una “iper inflazione”. In realtà, parlare di iperinflazione non è forse esattamente appropriato (l’iperinflazione è oggettivamente un’altra cosa), ma piuttosto quella che si potrebbe venire a creare è un’inflazione “a due cifre”, in stile anni ’80. Certamente, non subito: uno scenario del genere è piuttosto ipotizzato per il 2010.

Uno scenario sicuramente pessimistico: purtroppo, però, sembra che finora gli scenari pessimistici “ci abbiano indovinato“.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Borse, volatilità a livelli record, rischio elevato?

È con una certa soddisfazione che sono stati accolti i massicci rialzi delle borse dei giorni scorsi. Il Dow Jones Industrial Average (DJIA) è salito il 28 ottobre di 889 punti, con un massiccio +10,9%, uno dei “rally” più importanti della storia. Ma per dire che non sono tutte rose e fiori, basta tornare indietro appena al 13 ottobre scorso, quando l’incremento è stato di 936 punti, pari a +11,08%, poi rapidamente “rimangiato” in un paio di settimane.

La situazione attuale è caratterizzata da una volatilità a livelli record, come mostra chiaramente il grafico dello scarto tipo (la deviazione standard) settimanale calcolato sull’indice Dow Jones.

Scarto Tipo = Radice quadrata di [(somma(j=1 a n)(Chiusura-MMsemplice su n giorni)²/n]
dell’indice DJIA calcolato su base settimanale, negli ultimi 10 anni.

Una elevata volatilità è tipicamente associata a scenari recessionistici (senario che peraltro, ormai nessuno mette più in dubbio).

Ma soprattutto, un’elevata volatilità comporta maggior rischio per gli investitori, per la definizione stessa di rischio. Perché da un punto di vista statistico una elevata volatilità significa un più ampio spettro di “risultati possibili”, che possono essere “molto positivi”, ma anche potenzialmente “molto negativi”.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

IWBank si affida a Mondial Assistance per l’offerta di assicurazioni viaggi ai propri clienti

IWBank, specializzata nell’offerta di servizi finanziari e bancari online, e Mondial Assistance, uno dei leader nel settore nell’assistenza, nell’assicurazione viaggi e nei servizi personali, hanno unito il know-how sviluppato nel settore dei servizi internet per offrire ai correntisti una gamma completa di prodotti assicurativi pensati per chi viaggia per divertimento o per lavoro.

I clienti IWBank titolari di un conto online possono oggi stipulare, attraverso l’Area Clienti del sito www.iwbank.it, tutte le polizze viaggi online già presenti nel catalogo dei prodotti assicurativi Mondial Assistance, a condizioni particolarmente convenienti. Mondial Assistance offre, infatti, polizze viaggio studiate per ogni esigenza e acquistabili tramite carta di credito attraverso un sistema sicuro, immediato e semplice. IWBank e Mondial Assistance metteranno a disposizione dei correntisti numerose soluzioni assicurative e in particolare:

  • MondialCare – garantisce assistenza 24 ore su 24 e rimborso spese per chi viaggia in Italia e all’estero
  • MondialAllInclusive – offre una copertura completa che include anche bagaglio e annullamento viaggio
  • MondialSkiWeekend – per un weekend sulla neve in piena sicurezza
  • MondialBusiness – tutela chi viaggia per lavoro.

Siamo molto soddisfatti di aver concluso un accordo di bancassurance con Mondial Assistance, player di primo piano nel settore di riferimento” – ha commentato Vincenzo Tedeschi, Responsabile Marketing di IWBank. “Grazie a questa partnership, IWBank arricchisce ulteriormente l’offerta riservata ai correntisti con una gamma di nuovi prodotti, ideati per soddisfare tutte le esigenze della clientela nel campo dell’assistenza, dell’assicurazione viaggi e dei servizi”.

Una posizione condivisa anche dai vertici italiani di Mondial Assistance. Christian Perego, Responsabile Marketing Italia, ha così concluso: “Siamo felici di poter mettere a disposizione dei correntisti di IWBank la nostra esperienza nelle Assicurazioni Viaggio. Questa partnership è un’ulteriore dimostrazione della volontà di Mondial Assistance di sviluppare il canale B2C attraverso Internet e il legame con importanti realtà quali IWBank”.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

La pubblicità "occulta" in tv sarà legale. Perché, messe da parte le ipocrisie, è un bene

Forse avrete letto che anche in Italia sarà legale la pubblicità indiretta, cioè quel tipo di pubblicità che compare in spazi “non pubblicitari”, senza essere segnalata come tale. In altre parole, sarà possibile inquadrare le marche di prodotti all’interno di trasmissioni televisive (i reality show sono candidati d’eccellenza), cosa che finora era in genere vietata.

Nei film il product placement è una pratica molto diffusa: ad esempio per gli (inutili) sequel di Matrix, la General Motors ha fornito per le riprese diversi prototipi della Cadillac CTS, che al momento non era in produzione ma sarebbe stata commercializzata in concomitanza con l’uscita del film. O si può ricordare Cast Away, che ha come co-protagonisti di fatto la FedEx (il cui proprietario fa anche un cameo nel film) e soprattutto la Wilson Sporting Goods.

Sono in molti a lamentarsi più o meno esplicitamente di questo tipo di pubblcità, perché la considerano subdola ed ingannevole. Mettendo da parte le ipocrisie, però, trovo che questo tipo di pubblicità sia un vantaggio per tutti. I motivi sono principalmente due.

  1. Il primo motivo è che, per quanto ci si sforzi di dimenticarlo, realizzare “contenuti” (film, trasmissioni televisive, ecc.) costa, e ben pochi sono disposti a pagare per averli. Quindi se c’è qualcuno disposto a pagare per la realizzazione, ben venga. Non facciamo finta di essere quelli disposti a pagare qualunque cifra per vedere un telefilm o un programma televisivo, perché sappiamo benissimo che non è vero. Sono belle le utopie, ma per prima cosa bisogna cercare di vedere quali sono le soluzioni che possono risolvere i problemi nel mondo reale, anche se sub-ottimali rispetto all’ottimo ideale. Ovviamente richiede che lo spettatore “accenda il cervello” quando vede la tv, ma “purtroppo” questo è un obbligo da accettare a prescindere dalla pubblicità indiretta. O anche solo dalla tv.
  2. Il secondo motivo è che potenzialmente permette di innovare il modello di business del “multimedia”. In altre parole, potenzialmente grazie al product placement è chi realizza i contenuti (l’autore) che intasca i soldi, anziché chi li trasmette (l’editore). In altre parole, potenzialmente le redini possono andare in mano (più equamente, a mio dire) a chi produce idee anziché a chi unicamente le distribuisce. Troppo spesso oggi assistiamo a battaglie sul diritto d’autore, che con gli interessi degli autori non hanno nulla a che vedere ma sono finalizzate a tutelare il (superato) modello di business degli editori.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

USA : giù i prezzi delle case, ma giù anche gli immobili invenduti

Secondo i dati del Dipartimento per il Commercio, la vendita di nuove case negli Stati Uniti a settembre 2008 è stata del 33% in meno rispetto a settembre 2007. Un dato di per sé non certo sorprendente. Però ci sono una serie di dati interessanti: il primo riguarda il fatto che i prezzi continuano a scendere, rispetto al 2007 i prezzi sono scesi di circa il 10%. Anche qui poche sorprese.

Il dato più interessante è che iniziano a diminuire le case invendute: avevamo visto qualche tempo fa come spesso i venditori possano trovare conveniente non vendere piuttosto che vendere a prezzi più bassi. Siamo probabilmente arrivati al punto che però l’esigenza di liquidità è sufficientemente elevata da spingere comunque alla vendita. E’ un passaggio importante per poter avere la normalizzazione del funzionamento mercato immobiliare, e la sua stabilizzazione (per la cronaca, è già il secondo micro-segnale di potenziale stabilizzazione nel giro di breve tempo).

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Il "deleveraging" alla base dei crolli delle borse?

Negli ultimi giorni le borse hanno registrato risultati decisamente pessimi, certamente motivati da aspettative di recessione, ma che rispetto al passato si fanno decisamente notare per la rapidità.

A che cosa è dovuta la violenza di questi movimenti? Un’interessante ipotesi è che la causa non sia solamente da attribuirsi alla recessione (che sta invece impattando sulle borse da ormai ben più di un anno), ma anche e soprattutto alla conseguenza del “deleveraging”, cioè alla riduzione della leva con cui i vari investitori operano.

Come ormai dovreste sapere, une delle principali cause della crisi finanziaria attuale è da ricercarsi nell’elevatissimo effetto leva utilizzato direttamente o indirettamente dagli istituti finanziari. Tanto per completezza, ricordiamo che operando “a leva”, in pratica si effettuano gli investimenti con soldi ricevuti in prestito (la leva è il rapporto tra questo capitale in prestito ed il capitale proprio), cosa che permette quindi di aumentare i guadagni… o le perdite.

Bene, in questo momento molti investitori starebbeo riducendo la leva, ma per farlo è necessario disinvestire. Il che vuol dire un grosso aumento dell’offerta. Tanto per spiegare a chi “non se ne intende” (con numeri fittizzi): se oggi uno utilizza 10 di capitale proprio e 100 di prestiti, e domani vuole utilizzare 10 di capitale proprio e 90 di prestiti, per farlo deve anche vendere 10 dei suoi investimenti.

A che cosa è dovuto questo deleveraging? Le cause in realtà sarebbero molteplici: da un lato c’è l’esigenza di ridurre il rischio, ma dall’altro c’è anche probabilmente una maggiore difficoltà ed un maggior costo per ottenere risorse con cui realizzare la leva, che quindi la rendono sconveniente. Il che ha come conseguenza che alcuni soggetti “pesanti” devono liberarsi velocemente di parte degli investimenti, con inevitabili conseguenze sui prezzi.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Con la crisi aumentano i debiti di imprese e consumatori: un rischioso fenomeno con dei lati positivi

Le ristrettezze finanziarie di questi periodi stanno spigngendo molte famiglie ed imprese a ricorrere a finanziamenti per sostenere le proprie spese. Si tratta di un fenomeno che comporta grossi rischi, soprattutto per le famiglie.

Infatti le imprese ricorrono al credito per sostenere un’attivita che crea valore aggiunto. Entro certi limiti, si può dire che il prestito finalizzato a supportare la produzione funziona da carburante per un meccanismo che in linea di principio permette il suo rimborso. Semplificando, più debiti vuol dire più risorse e quindi possibilità di produrre (e guadagnare) di più.

Nel caso delle famiglie però il ricorso al credito avviene non per supportare la produzione, ma i consumi. Intendiamoci, può essere un modo per gestire la propria liquidità, ma non bisogna cadere nell’equivoco che il ricorso al prestito dia la possibilità di consumare di più: alle famiglie dà solo la possibilità di consumare in tempi differenti.

Di contro, però, questo ricorso al credito conseguente alla crisi potrebbe avere il potenziale effetto collaterale di frenare la crisi, o meglio alcuni suoi aspetti. Infatti la domanda di prestiti si presenta come un’opportunità di business per il settore finanziario, che in questo momento necessita disperatamente di risorse. Certamente, una ben magra consolazione per chi si trova in difficoltà a far quadrare i conti ma, a livello “macro” potrebbe essere un segnale importante: finora la sensazione infatti era quella di cadere nel baratro e che ogni cosa che avvenisse accelerasse la caduta, mentre adesso potrebbe innescarsi un meccanismo “naturale” (cioè non conseguente a interventi esterni) che può iniziare a far da paracadute e rallentare la discesa: il che di per sé potrebbe essere quantomeno un segnale di prospettive per il prossimo futuro.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

L'economia come scienza ha fallito? O piuttosto sono le leggi economiche che non piacciono?

In queste ultime settimane di crisi, sono molte le voci che accusano l’economia, intesa come scienza, di aver fallito, non essendo riuscita a prevedere, né tantomeno a prevenire, la crisi in corso. E’ un dibattito che merita di essere approfondito. A mio (modesto) parere, sono due gli aspetti che meritano di essere sottolineati-

Da un lato, è vero che la “scienza economica” utilizza modelli che rappresentano la realtà in modo limitato. Avevamo anche qui sottolineato questo aspetto parlando dell’aderenza del modello dei “mercato perfetto” alla realtà. Inevitabile che poi gli strumenti operativi che si basano su questi modelli siano inefficaci. Intendiamoci, un modello per definizione è una semplificazione — anche perché se non fosse tale sarebbe totalmente inutile operativamente (“il modello che descrive in modo completo l’universo è l’universo stesso”) — e quindi è inevitabile un certo grado di approssimazione. Ma se i requisiti per l’applicazione non sono semplicemente approssimati, ma non rispettati, il modello non dà risultati utili. Però questo è il problema fino ad un certo punto: la questione a mio parere va inquadrata in maniera un po’ diversa.

Il punto è che la “legge zero” dell’economia — che è bene ricordare, è la soddisfazione dei bisogni attraverso gli scambiè semplicemente che alla fine tutto deve pareggiare. Non riguarda solo l’aspetto contabile del bilancio, ma è molto più generalizzato: posso avere in cambio “cose” per un valore pari a quelle che io dò (anche se in tempi differiti).

Il problema è che questa legge non piace: a volte per avidità, a volte perché è troppo poco, o perché qualcun’altro prende di più quindi “perché noi no?”. E quindi si pretende di più di quello che “si mette”. Ma questo non vale solo per speculatori, finanzieri arrembanti o pirati della borsa. Vale per tutti noi. Se quando si vuole qualcosa in più ci si dovrebbe domandare come fare ad “offrire” qualcosa in più. Solo che solitamente si insiste a voler qualcosa in più in cambio delle stesse cose (o possibilmente meno).

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Fino a dove arriverà la discesa dei mercati?

Fino a dove scenderanno le borse? Che è un altro modo per dire “fin quando durerà la crisi finanziaria“? La risposta è difficile e complessa, però val la pena sinteticamente evidenziare i diversi fattori che si sommano, ciascuno da solo porterebbe una significativa correzione dei prezzi nei mercati.

Nonostante tutto, azzardo la previsione che siamo più vicini al fondo che alla vetta, anche se non direi che il fondo è stato già raggiunto, soprattutto considerati i dubbi sulla solvibilità di alcuni Stati che inevitabilmente comporta effetti e ricadute difficilmente quantificabili al momento. A “pelle” (senza andare fare simulazioni, ricerche storiche o previsioni analitiche) direi che c’è spazio per scendere di un altro 10% prima di toccare i “veri” minimi. Prendete quest’idea come una riflessione a volce alta.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

La Francia crea il suo fondo sovrano

Il Presidente Sarkozy ha annunciato che sarà creato una sorta di “fondo sovrano” (cioè un fondo di investimento di proprietà nazionale) che interverrà entrando nel capitale delle imprese francesi ritenute “strategiche” allo scopo di prevenirne scalate ostili da parte di investitori o specluatori stranieri attratti dai bassi valori delle quotazioni di borsa.

Il fondo sarà gestito dalla Caisse des Depots & Consignations, istituto di investimento pubblico, che per la verità detiene già delle quote in numerose aziende quotate.

Se da un lato questo fondo fa il paio con numerosi fondi sovrani simili (e molto più “aggressivi”) creati ad esempio da paesi Arabi, la creazione del fondo sovrano francese non è piaciuta a tutti. Infatti, contestano gli scettici, non è chiaro cosa si intenda per “aziende strategiche”: il timore è che si vengano a creare favoritismi e distinzioni su base arbitraria, col rischio che da un lato non si faccia l’interesse reale dell’economia, dall’altro di impegnare fondi pubblici che avrebbero potuto essere sfruttati meglio.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

L'Argentina nazionalizza i fondi pensione: per coprire il debito pubblico, più che nell'interesse dei pensionati?

L’Argentina, con una mossa che ha in realtà un po’ spiazzato sia i mercati che molti economisti, ha nazionalizzato i dieci principali fondi pensione privati, che controllano asset per poco meno di 30 miliardi di euro. In pratica, questi fondi pensione saranno incorporati nella

Una mossa che il governo argentino ha spiegato con la necessità di tutelare chi ha investito nei fondi pensione, dato che questi fondi hanno sofferto molto la crisi finanziaria in corso. Una motivazione che però, agli occhi di molti economisti, regge poco: i fondi pensione — e quelli argentini non fanno eccezione — infatti usano schemi di investimento molto conservativi, a basso rischio, e quindi per quanto le performance inevitabilmente non siano state positive, soprattutto considerata l’inflazione, la loro solidità non è a rischio.

Gli analisti ritengono piuttosto che il governo si sia reso conto di poter avere grosse difficoltà ad onorare i debiti in scadenza nei prossimi 12 mesi, come conseguenza della crisi economica e del crollo del prezzo delle commodities esportate dall’Argentina. Una situazione che richiederebbe un notevole aumento del ricorso al prestito (sia come emissione di titoli di stato che come prestito da nazioni estere), non sostenibile per una nazione dall’economia ancora instabile come l’Argentina.

L’obiettivo quindi sembra essere, più che prendere il controllo degli asset dei fondi pensione in sé, intercettare i flussi di cassa destinati a tali fondi, che sono stimati in circa 1 miliardo di euro all’anno.

Si tratta però di una mossa che può però essere un pesante autogol: se quella dell’interesse degli investitori può essere una storia che può soddisfare il grande pubblico, chi detiene il grosso del debito argentino (grandi investitori e gli Stati) adesso staranno ad osservare con la lente d’ingrandimento i conti argentini, con un occhio nel migliore dei casi scettico, nel peggiore sfiduciato, e con il risultato che può diventare molto complicato per l’Argentina ricevere capitali da questi soggetti. Anche perché è relativamente fresco il ricordo del default del 2001, e del fatto che poco prima i fondi pensione privati furono sfruttati nel tentativo disperato di salvare i conti, costringendoli di fatto ad acquistare debito dello Stato.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Perché la borsa ha un andamento ciclico?

Perché la borsa, storicamente, ha un andamento ciclico? Perché dopo periodi di espansione, anche “esagerata”, poi accade che vi siano “revisioni al ribasso” anche molto significative? Anche senza guardare alla situazione attuale, che è certamente un caso lampante, l’andamento ciclico è comunque caratteristico della finanza, ed anche in generale dell’economia.

Abbiamo spesso ripetuto in passato che il prezzo delle azioni dipende dal presumibile reddito futuro dell’azienda: chiaramente questo valore è quello che potremmo definire “prezzo corretto“, ed è in verità difficilmente stimabile (dato che il futuro è difficilmente prevedibile, senza contare i fatti imprevedibili che sono tali per definizione). Avevamo anche accennato in passato alle distorsioni dell’orizzonte temporale introdotte dagli investitori. Vale la pena però affrontare la dinamica dei prezzi anche da un punto di vista “emotivo”, che ha un ruolo fondamentale nella creazione di “bolle” e nella loro successiva “esplosione”.

Il processo può essere semplificato in alcuni semplici passaggi:

  • I prezzi iniziano a salire (spesso per motivi più che fondati, quali il miglioramento delle prospettive economiche e conseguente maggiore redditività).
  • L’aumento dei prezzi attira investitori, per il guadagno che l’aumento dei prezzi permette (cioè la convinzione di poter rivendere più avanti a prezzi più elevati), aumentando quindi la domanda e di conseguenza i prezzi.
  • I “facili guadagni” attirano anche chi solitamente è avverso al rischio (cioè persone che di solito non investono in borsa, ma anche investitori che solitamente investono in asset a minore rischio), aumentando quindi ancora la domanda.
  • Gli investitori si convincono che il guadagno è dovuto alla loro bravura come investotori, anziché alle condizioni favorevoli cel mercato. Sembra una battuta, ma lo è solo fino ad un certo punto: di fatto a questo punto si ha una diffusa sottovalutazione dei rischi.
  • I possibili compratori però ad un certo punto finiscono: quando tutti hanno comprato, la domanda inevitabilmente diminuisce, e i prezzi iniziano a scendere.
  • Gli investitori più avveduti si accorgono che è il trend ascendente è finito, e iniziano a vendere, aumentando quindi l’offerta e facendo quindi diminuire ulteriormente i prezzi. Siccome spesso gli investitori più avveduti sono quelli che muovono i capitali maggiori, la discesa dei prezzi può essere molto repentina.
  • Gli altri investitori si spaventano per la discesa, e vendono anche loro, subendo perdite maggiori di quelle dei primi investitori (anche perché oltre a vendere dopo, a prezzi più bassi, tipicamente hanno acquistato dopo, quindi a prezzi piu alti).
  • Per ultimi, spesso ci sono gli investitori più inesperti (quelli che avevano comprato per ultimi ai massimi), che ha questo punto hanno subito perdite significative, si rendono conto di aver sottovalutato il rischio e spesso hanno investito molto più di quello che avrebbero dovuto. Nonostante le perdite subite, ed a prescindere dalle prospettive per il futuro, spesso questi investitori vendono comunque, concretizzando quindi le perdite e aumentando l’offerta.

Noterete che non abbiamo minimamente parlato di aspetti concretamente economici (se non come “innesco” del meccanismo). Non è un caso: non sono pochi infatti gli economisti che sostengono che questa “ciclicità” sia da ricondurre non tanto alle caratteristiche della finanza o del mercato, quanto piuttosto all’avidità e al panico che spesso fanno da guida negli investimenti.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

OCSE: Italia uno dei paesi a maggiore disuguaglianza economica. Inquadriamo il problema

Come probabilmente saprete, gli ultimi dati dell’OCSE indicano che l’Italia è uno dei paesi (tra quelli dell’OCSE) in cui la “disuguaglianza sociale” è maggiore, cioè dove la differenza tra ricchi e poveri è maggiore, per la precisione al sesto posto di questa poco onorevole classifica (per la cronaca, gli Stati Uniti sono quarti, a indice di una disuguaglianza ancora maggiore).

Però il problema va inquadrato meglio. Infatti, il punto principale, a mio parere, non è tanto (o soltanto) il fatto che ci siano ricchi e poveri, ci siano persone che guadagnano molto e altre che guadagnano molto poco. Il problema principale è la mobilità tra le classi: in altre parole, se uno è povero è condannato a rimanere povero e difficilmente ha possibilità di migliorare la sua condizione sociale. Il problema è che la soluzione fa a pugni con sé stessa: infatti, se tutti avessero lo stesso identico reddito, il ricco rimane ricco e il povero rimane povero (perché non ha modo di accumulare ricchezza), per permettere a chi non è nato da genitori ricchi di migliorare la propria condizione, deve poter avere accesso ad un reddito elevato. Ma questo vuol dire accettare disparità sostanziali sui redditi.

A mio modo di vedere, l’unica soluzione accettabile è tollerare disparità nei redditi (entro limiti accettabili per la sussistenza), ma questa disparità deve essere basata su meriti, non sul fatto che uno in partenza sia ricco o povero, o tantomeno su clientelismi.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Crisi finanziaria: Ungheria a rischio?

La Banca Centrale Europea è intervenuta prestando 5 miliardi di Euro alla banca centrale ungherese, dato che l’Ungheria (che, ricordiamo, fa parte dell’Unione Europea dal 2004, ma non è nella “zona Euro) è stata piuttosto colpita dalla crisi finanziaria in corso. Ci sono delle analogie con la crisi dell’Islanda, in quanto il Fiorino Ungherese è stato abbastanza “sballottato” dalla crisi finanziaria, con una apprezzabile svalutazione.

Cambio del Fiorino Ungherese (HUF) contro Euro (EUR) e Dollaro (USD)



Il problema attuale è che la debolezza del Fiorino sta mettendo in difficoltà il mercato obbligazionario ed azionario interno, nonché dei Titoli di Stato. Il governo ungherese avrebbe annunciato misure d’emergenza per il taglio del deficit, in modo da poter riconquistare la fiducia dei mercati. In realtà comunque l’Ungheria, per quanto stia passando un momento di difficoltà, dovrebbe essere in grado di evitare conseguenze eccessivamente pesanti: infatti gli economisti fanno notare che, come confronto, i crediti/debiti del settore industriale Ungherese dovrebbero essere pari a circa il 60% del PIL, mentre nel caso dell’Islanda sembra fossero oltre il 400%.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]