Sanità: privatizzare per diminuire i costi?

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Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio ha ipotizzato che la strada per ridurre le elevatissime spese della sanità, potrebbe passare per una privatizzazione di molti ospedali attualmente pubblici. Si tratta di un’affermazione interessante, perché dà modo di riflettere ancora una volta su alcuni equivoci di fondo che vi sono sul concetto di “privatizzazione”, equivoci che per amor di cronaca non sono tipici solo dell’attuale coalizione di governo, ma sono piuttosto radicati nella politica italiana e anche al di fuori di essa. Proviamo a vedere quali sono questi equivoci (trascendendo il tema della sanità):

  • Come avevamo già accennato in passato, il primissimo punto che spesso si trascura è che quello che vendi non è più tuo. Un concetto banale, ma che spesso viene dimenticato quando si parla di privatizzare servizi pubblici.
  • Incidentalmente, val la pena evidenziare come un rischio latente (ma non troppo) sia quello di cedere le parti più sane (che sono del resto quelle più “appetitose” per i possibili acquirenti), e ritrovarsi comunque con quelle “peggiori”. Si tratta fondamentalmente di un rischio di socializzazione delle perdite, comune all’intervento del governo USA a supporto delle banche in difficoltà (solo che in quel caso il rischio è di comprare “spazzatura” con i soldi dei contribuenti, mentre il rischio in questo caso è di vendere tutto tranne quella).
  • Il secondo aspetto è che bisonga tenere presente che il fatto che un qualcosa sia si proprietà privata non implica che poi segua le “regole del mercato”. I mercati per essere tali e funzionare devono vedere rispettati tutta una serie di requisiti a priori, altrimenti non è detto che portino i benefici attesi.
  • A volte l’impressione è che alcune operazioni di privatizzazione, “localizzazione” o trasferimento di competenze siano fatte solo con l’obiettivo di alleggerire la pressione sulle casse dello Stato, trasferendone il peso ad altri enti pubblici o ai cittadini. In altre parole, dal punto di vista del cittadino non è detto sia per forza utile la riduzione dei costi per lo Stato, se poi questi costi vengono semplicemente trasferiti alle Regioni oppure a lui direttamente (magari, nel caso della sanità, sotto forma di assicurazione), e quindi i costi totali per il cittadino non diminuiscono.
  • Per ultimo, ma certamente non per ordine di importanza, non è vero che i soggetti pubblici siano per forza inefficienti e quelli privati per forza efficienti. O meglio, i grossi problemi di inefficienza nelle strutture pubbliche è conseguenza della governance, non del tipo di proprietà. In altre parole, il tema di gestione efficiente, di adozione di misure per tagliare gli sprechi e valorizzare l’eccellenza, è un tema diverso da quello relativo a “chi sia il proprietario”.

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