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Probabilmente la notizia la sapete: da ieri è operativo il LHC (Large Hadron Collider), destinato a svolgere esperimenti su particelle subatomiche. Saprete anche che c’è chi ha lanciato un allarme perché ritiene che questi esperimenti possano portare niente di meno che alla distruzione della Terra. Quello che un po’ sorprende, devo però dire, è il seguito che queste argomentazioni hanno: certo, si tratta di una minoranza, ma di una minoranza molto più grande di quello che le argomentazioni meritano. Dato che, come saprete, l’allarme non è stato lanciato da fisici (non c’è un esperto in materia che confermi in alcun modo queste paure), ma da persone che nella materia specifica non hanno particolari competenze.

Allora viene abbastanza spontaneamente da domandarsi perché questi allarmi prendano tanto piede. Certamente, c’è probabilmente una sorta di “ostilià” verso la scienza (dimenticando che è proprio grazie alla scienza se oggi stiamo meglio dei nostri nonni, e molto meglio dei loro nonni), ma nasce anche dalla non-comprensione della materia (che oggettivamente ha raggiunto livelli di complessità elevatissimi: qualcuno una volta ha scritto la scienza, quando diventa sufficientemente complessa, da molti viene confusa con la magia). Ma oltre tutto, mi sembra manchi la volontà di comprendere, e questo è un aspetto che mi sembra si riscontri anche in ambiti diversi, non ultima l’economia e la finanza. In altre parole, spesso viene la sensazione che molti “critici” traggano conclusioni partendo da presupposti che non verificano, a volte per pigrizia perché l’approfondimento richiede uno sforzo, altre forse perché vogliono difendere la conclusione cui sono giunti.

Nel caso dell’LHC, una delle motivazioni cardine delle critiche è (era?) che la teoria fisica che gli esperti usano per motivare che non vi sono rischi potrebbe essere sbagliata, equivocando più o meno consapevolmente il significato (scientifico) del termine “teoria” (è la stessa cosa che capita da parte di chi “combatte” l’evoluzionismo). Ho letto, non mi ricordo dove esattamente, un commento molto divertente, che spiegava molto bene la cosa, in cui qualcuno rispondeva ad un “critico” dicendo più o meno: “se hai paura che si crei un buco nero perché la teoria fisica potrebbe essere sbagliata, allora dovresti chiuderti in casa perché la teoria della gravitazione potrebbe ugualmente essere sbagliata, e potresti essere risucchiato nello spazio mentre cammini all’aperto“.

Aggiungo anche un altro aspetto, che è quello prettamente economico dell’esperimento. C’è chi critica l’esperimento per i suoi costi: vorrei però far notare che il costo (8 miliardi di dollari in 20 anni) è minore delle perdite di Alitalia, ed è più o meno una pipa di tabacco rispetto a quello che ha “bruciato” il sistema bancario americano. In ogni caso, la ricerca di base (come detto, è questo che il Cern fa, studiando la struttura della materia) è fondamentale per il progresso: certo è a lungo termine, ma è in grado di portare benefici molto più grandi, perché permette “salti” tecnologici molto più grandi dell’innovazione incrementale.

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