La recessione dell'Italia e la spesa pubblica

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Non c’è ancora il dato ufficiale, ma possiamo considerare che con la crescita zero annuale ufficializzata qualche settimana fa, e con il -0,3% da trimestre a trimestre, l’Italia è decisamente vicina alla recessione.

Va detto che il trend di indebolimento dell’economia italiana è in atto ormai da decenni: cito un dato interessante di due ricercatori (Francesco Daveri e Cecilia Jona Lasinio) che ha evidenziato come la crescita del PIL pro-capite fosse del 5,4% negli anni ’50, del 5,1% negli anni ’60, del 3,1% nei ’70, del 2,2% negli anni ’80 e del 1,4% negli anni ’90. E quindi una crescita intorno allo 0,5% nel primo decennio di questo secolo sarebbe in linea con questo trend. Certo, non si può pretendere una crescita lineare, ma sono numeri che dovrebbero fare riflettere sulla radicazione dei mali italiani.

A questa condizione, si aggiunge qualche dubbio di qualche economista internazionale, che solleva qualche dubbio sulle politiche di tagli della spesa pubblica, in quanto questi tagli hanno anche una serie di effetti sull'”indotto”, e quindi alla fin fine sul PIL e sulla crescita.

Intendiamoci, nessuno mette in dubbio il fatto che vadano eliminati gli sprechi, ma l’atteggiamento di “tagli generalizzati” che in Italia (da sempre) si porta avanti non aiuta contretamente una maggiore efficienza, dato che da una parte non colpisce gli sperperi e dall’altra mette a rischio l’efficacai. Tanto per capirsi, se a due amministrazioni (una “sprecona” ed una “virtuosa”) vengono ugualmente tagliati i fondi del 10%, quella “virtuosa” non potrà fare altro che diminuire il livello di servizio, e quasi sicuramente farà altrettanto quella “sprecona”, perché se fino adesso ha gestito male le risorse (che vuol dire “ha fatto meno di quello che avrebbe potuto fare”) verosimilmente continuerà a farlo.

Insomma, come abbiamo scritto più volte su questo blog, sarebbe bene che si iniziasse a parlare di efficacia della spesa pubblica: inutile cercare di spendere poco per cose che non servono (meglio proprio non farle) così come cercare di andare eccessivamente al risparmio su quanto è necessario (dato che si rischia di fare qualcosa che non funziona).

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