Italia: voto, veto e democrazia

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Uno dei problemi dell’Italia è probabilmente il fatto che vi è un equivoco di fondo sul significato di democrazia. Prendo spunto dal tema dell’ampliamento della base USA a Vicenza, ma questo argomento è solo l’esempio, perché in realtà le considerazioni si applicano a più ampio raggio (dal tema delle infrastrutture, alle politiche di trasporto, e via così). Come forse saprete, il sindaco della città ha ipotizzato un referendum tra i cittadini per l’approvazione o meno dell’ampliamento della base.

Non mi interessa discutere sul fatto che l’ampliamento della base USA sia giusto o meno, però c’è un dato di fatto: non è una questione che riguarda solo Vicenza, e non è pertanto una questione che possa essere decisa solo da Vicenza.

Quando c’è da prendere una decisione (come la realizzazione di un tratto autostradale o ferroviario, o la realizzazione di un inceneritore), dovrebbero essere coinvolti tutti gli stakeholder, i “portatori di interessi”, cioè quelli che subiscono influenze da questa decisione.

In Italia invece capita spesso che piccoli gruppi abbiano potere di veto su decisioni di interesse collettivo: è indubbio che chi si trova col progetto di costruzione di un nuovo tratto autostradale dietro casa viene danneggiato (e per questo dovrebbe anche essere equamente indennizzato), ma non è logico né democratico che chi attualmente vive sommerso dal traffico non abbia voce in capitolo. Prendendo un altro esempio “nordestino”: in un ipotetico (ed ormai tardivo) referendum sul tracciato del futuro “Passante di Mestre”, non sarebbe corretto che oltre agli abitanti dei comuni interessati dal tracciato, votino anche chi adesso vive intorno alla trafficatissima tangenziale di Mestre?

Altrimenti, portando la situazione ad un paradosso, sarebbe come se io facessi un referendum con la mia famiglia per decidere se dobbiamo essere esentati dal pagare le tasse. “Democrazia” non vuol dire “unanimità”, vuol dire che le decisioni sono prese dalla collettività (e quindi, inevitabilmente, dalla maggioranza) nell’interesse della collettività (che sfortunatamente non vuol dire “di tutti i singoli individui”). Certo, è un sistema imperfetto, però putroppo è comunque il meno peggio di quelli possibili.

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