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Avevamo scritto ieri che l’intervento del governo USA a supporto delle banche aveva una serie di effetti collaterali sui conti dello stato, e abbiamo avuto un ulteriore effetto collaterale che in effetti non avevamo considerato, e cioè la corsa alle materie prime, per proteggersi dal possibile impatto inflazionistico conseguente alla spesa che il governo USA dovrà affrontare per realizzare il piano di salvataggio. Non è infatti solo una questione di svalutazione del dollaro, che ha sì perso un paio di punti, ma non è certo tale da giustificare da sola il balzo di circa il 25% in una sola giornata del petrolio (uno degli incrementi più elevati della storia).

Ma c’è un aspetto interessante: questo salto di prezzo, potrebbe essere collegato anche (e forse soprattutto) alle limitazioni che sono state poste allo short sellling. Perché? Innanzi tutto perché se un investitore non può “vendere allo scoperto”, l’unica altra cosa che può fare è comprare: se c’è più gente che compra i prezzi aumentano. Non è difficile immaginare che chi “giocava facile” puntando al ribasso di imprese che stavano andando male, adesso cerchi di “giocare facile” puntando sul rialzo di qualcosa che sono ragionevolmente certi aumenti di prezzo. Il petrolio, per esempio.

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