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Sono in molti a sostenere che in questi giorni stiamo assistendo alla “fine del capitalismo come lo abbiamo conosciuto finora“. Certamente, è epocale la sparizione di fatto delle banche di investimento, che cambia in modo sostanziale lo scenario di Wall Street.

A mio parere va però sottolineato come più che un “fallimento di un certo tipo di capitalismo“, quello a cui stiamo assistendo è il “fallimento di un certo tipo di capitalisti“. Distinzione oziosa? Non proprio: l’equivoco di fondo è che un mercato per funzionare ha bisogno che siano rispettati una serie di requisiti e di regole. Certamente queste lasciano spazio all’iniziativa privata, nell’assunto che questa libertà di iniziativa possa portare da sola ad un utilizzo efficace ed efficiente delle risorse in un ottica di beneficio collettivo di lungo periodo. Ma questa “libertà” non significa anarchia. In molti sembrano aver pensato che le regole potessero essere ignorate o piegate per ottenere vantaggi di breve periodo, e lo hanno fatto: ma questa però è una cosa ben diversa dal “libero mercato”.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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