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Discutendo con un paio di amici, mi sono state fatte notare alcune incongruenze sulle agevolazioni sui mutui che alcune regioni italiane hanno offerto a supporto dei meno abbienti. Si tratta di agevolazioni di vario tipo, i cui dettagli specifici cambiano da una regione all’altra e da un provvedimento all’altro, ma la logica di fondo comunque è quella (in qualche caso) di finanziamenti a fondo perduto o (più spesso) di tassi agevolati, di cui potevano usufruire soprattutto le giovani coppie con redditi sotto una certa soglia.

Ora, la questione è questa: molto spesso i limiti di reddito posti erano posti a livelli tali che chi li rispetta… non può permettersi un mutuo. A meno, volendo essere maligni, di non essere un “figlio di papà” assunto dalla ditta di famiglia a salario “nominale”, ma che in realtà soldi ne ha e di agevolazioni non ne avrebbe bisogno.

Facciamo un esempio (che vi prego di prendere con beneficio di inventario perché non ho avuto modo di verificare l’esattezza dei numeri, però la logica di fondo è quella): alcuni anni fa, sarebbe stato concesso un mutuo a tasso zero di 100.000 euro, rimborsabile però in soli 10 anni, a chi avesse un reddito minore di 18.000 euro lordi annui. Una buona cosa, potrebbe sembrare, fatto sta che un reddito di 18.000 Euro vuol dire circa 1.050 Euro netti al mese, e un mutuo di quel tipo vuol dire 833 euro al mese da pagare. Certo, è un esempio con numeri di dubbia provenienza, ed in ogni caso si potrebbe forse trovare il modo di “spalmare” il mutuo su un tempo più lungo tramite l’intervento di una banca (ottenendo un tasso finale maggiore di zero ma comunque minore di quelli di mercato). Però il dubbio che inizia a venirmi è questo: ma ha veramente senso tutto questa pressione (anche “culturale”) a comprare casa a tutti i costi? Non sarebbe forse più opportuno pensare ad agevolazioni per gli affitti (soprattutto per chi non ha grossi redditi ne risparmi da parte)?

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