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In risposta al post di ieri, sull’Italia che ha smarrito il buon senso, mi è arrivata la mail di Federico C., amara ma allo stesso tempo ironica, su come poi questi divieti vadano a intaccare la qualità della vita delle persone oneste. Ecco cosa scrive.

Caro Mark, in un paese sempre più sommerso dai divieti (all’elenco che hai proposto nel tuo post, aggiungerei anche il divieto introdotto dal comune di Rimini che non concederà più il suolo pubblico per manifestazioni sponsorizzate “direttamente o indirettamente” da superalcolici), c’è una cosa che non ho capito.
Ma cosa dovrebbe fare la gente nella vita? Oltre a lavorare (come precario), s’intende? Già perché l’impressione è che l’immagine che molti hanno in testa è che la gente dovrebbe farsi le sue 8 ore al giorno (ma sarebbe meglio 10 o 12…) in fabbrica o in ufficio, poi andarsene a dormire per essere pronto per la giornata lavorativa del giorno dopo, in cui si guadagnerà il suo bello stipendio dal potere d’acquisto sempre minore. Sempre che il giorno dopo un lavoro ce l’abbia ancora, perché non è che uno deve allargarsi troppo e pretendere garanzie che la società non gli può concedere.
Certo, magari la precarietà e i salari bassi (“in termini reali”, credo scriveresti sul tuo blog), però comunque si può dormire tranquillamente. Almeno, andare a bere una birra non si può, perché sennò sei un alcolizzato pericolo pubblico. Andare a qualche festa in qualche piazza neanche a parlarne, oltre all’alcool c’è anche il disturbo alla quiete pubblica. Magari quattro passi nel parco? Sì, ma solo se si è al massimo in due (ma poi i malintenzionati rispettano ‘sta cosa? Non è che si rischia di trovarsi in due “onesti” contro venti malintenzionati?). A nuotare in piscina forse si potrebbe andare, ma a condizione di non fare foto ricordo. Uno potrebbe pensare di rimanere a casa a guardare la televisione, a questo punto se non fosse che ormai tutti i programmi semi-decenti li fanno o sul digitale terrestre o sul satellite, comunque a pagamento. E allora a questo punto uno gli verrebbe voglia di accendersi una sigaretta… ops, no, vietato anche quello.
Non è che voglio giustificare quelli che si comportano in modo “antisociale”, ma mi pare che qui si voglia proporre un’eccesso di moderazione. Che come eccesso andrebbe combattuto come gli altri eccessi.
Credo che sia vero quello che scrivi: in Italia manca il buon senso, la capacità di capire che molte cose non sono buone o cattive di per sé, ma dipende dalla “quantità”: un po’ è salutare, troppo fa male.

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banknosie.comdivieti,lavoro,societàIn risposta al post di ieri, sull'Italia che ha smarrito il buon senso, mi è arrivata la mail di Federico C., amara ma allo stesso tempo ironica, su come poi questi divieti vadano a intaccare la qualità della vita delle persone oneste. Ecco cosa scrive.Caro Mark, in un paese...Opinioni e commenti su economia e finanza, investimenti e prestiti