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Il consumatore americano è sempre più in difficoltà. La cosa ci riguarda molto più direttamente di quello che può sembrare, dato che i consumatori di USA e Canada costituiscono il 30% circa della domanda privata mondiale (prendendo i dati del 2000, anche se vecchiotti, i due paesi nordamericani costituivano il 31,5% della spesa privata di tutto il mondo, pur essendo solo il 5,2% della popolazione). Inevitabili quindi conseguenze dirette o indirette anche per le imprese italiane e quindi alla fine per i consumatori italiani.

Le famiglie americane si trovano dunque di fronte a grosse difficoltà, con perdite patrimoniali (principalmente come conseguenza della svalutazione degli immobili: solo ne primo quadrimestre di quest’anno la svalutazione subita è stimata in 1.700.000.000.000 dollari), disoccupazione (438.000 posti di lavoro persi nel primo semestre dell’anno), ed ovviamente anche perdite finanziarie per le famiglie che avevano investito in borsa.A questo si somma un sostanziale aumento dei costi di generi alimentari e carburanti (peraltro, molto più pesante di quello subito dai consumatori europei, in quanto amplificato dalla debolezza del dollaro).

Volendo dare qualche numero, il rallentamento appare lento ma forse inesorabile: il reddito disponibile (la parte non già impegnata per ripagare debiti) dei consumatori USA è sceso del 1,1%, mentre le spese private sono scese dello 0,2% a luglio (dopo un paio di mesi di piccola crescita), in termini reali, la discesa è dello 0,4%. Dato che come si può notare le spese sono diminuite meno dei guadagni, è diminuito anche la percentuale il risparmio.

Soprattutto, è interessante notare che sembra siano aumentati notevolmente gli acquisti soprattutto presso discount e grandi magazzini: un sintomo delle difficoltà delle famiglie americane, ma che potrebbe avere ulteriori ripercussioni, sia perché potrebbe mettere in difficoltà tutta la categoria dei piccoli negozi o dei negozi “di marca”, sia perché potrebbe avere conseguenze anche sulla domanda globale di beni di fascia medio-alta (che è quella in cui le imprese italiane ed europee si posizionano, o dovrebbero). Con il rischio di amplificare la crisi.

Ed in effetti, le analisi di Merril Lynch e Goldman Sachs indicherebbero che il peggio, per i consumatori americani deve ancora venire, con una contrazione attesa della spesa delle famiglie intorno al 3%, tra l’ultimo trimestre del 2008 e il primo del 2009, che dovrebbero essere i mesi più critici. Contrazione che potrebbe essere preceduta da un risultato positivo per il terzo trimestre del 2008, a causa dell’effetto-saldi che ha incentivato i consumi anche delle famiglie americane (ma anche per la difficoltà di fare acquisti a “prezzo pieno”), che quindi eventualmente non deve far credere che la crisi sia già passata: infatti le famiglie americane sono quanto mai in difficoltà nel pagamento di ogni tipo di rata: casa, auto, carte di credito.

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