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Proseguiamo con le divagazioni socio-culturali (ma è estate, ed in ogni caso ampliare un po’ il proprio orizzonte non fa mai male).
Sarò probabilmente ingenuo, ma rimango sempre stupito dall’uso distorto che si fa spesso delle statistiche. Questa volta ci si mette anche il Censis, con i dati su incidenti stradali e incidenti sul lavoro. Intendiamoci, sono problemi importanti che non vanno certo banalizzati, ma proprio per questo meriterebbero di essere affrontati con attenzione, e non con sensazionalismo.
Ma perché ci preoccupiamo di questo argomento? Perché molte persone si fanno le opinioni basandosi solo sui titoli dei giornali, e quindi un sacco di gente è convinta che in Italia si muore solo per incidenti sul lavoro e per strada. Insomma, sicuramente non è un’emergenza improvvisa (dato che fortunatamente entrambe le tipologie di incidenti sono in costante diminuzione), ma piuttosto è nuova l’attenzione – a tratti quasi spasmodica – dei media verso questi incidenti.

Prima facciamo però una digressione e vediamo come si sarebbe potuta porre la questione, prendendo spunto dai dati dell’HSE. Di tutti gli incidenti sul lavoro (ed in itinere) avvenuti nel 2005 nell’Unione Europea, il 23% sono avvenuti in Italia. Togliendo i dati degli infortuni durante il tragitto casa-lavoro (che non tutti i paesi conteggiano), l’Italia è il paese con il maggior numero di incidenti: va però detto che se questi dati vengono normalizzati in base alla forza lavoro, l’Italia non è certo il paese “migliore”, ma neppure il peggiore. Certo, questo non vuol dire che “va bene così”.

Inoltre devo dire che personalmente trovo che il confronto numerico proposto, tra incidenti ed omicidi, sia quantomeno forzato. In questo senso, mi pare molto interessante il grafico (cliccando lo potete ingrandire) con i dettagli sulle cause di morte in Italia, fatto spendendo cinque minuti a ripescari i dati ISTAT del 2002 (l’ultimo anno per il quale è dispobile il dettaglio delle cause di morte, per gli anni successivi per ora sono disponibili solo le macro-categorie). Ed ecco che spuntano molti aspetti interessanti che passano spesso inosservati.

  • Tra le prime cause di morte in Italia ci sono le malattie ischemiche del cuore e le altre malattie del cuore. Senza banalizzare, probabilmente se si promuovesse un sano esercizio fisico, probabilmente si diminuirebbero i decessi in misura almeno pari alle morti per incidenti.
  • La polmonite fa più morti degli incidenti stradali.
  • Anche il modbo di Hodgkin (linfoma) fa più morti degli incidenti stradali.
  • Gli incidenti non collegati a cause lavorative o stradali hanno dimensioni enormi: andate a sommare i decessi per fratture, cadute, traumi cranici e simili (chiarimento: nel grafico gli incidenti sul lavoro sono suddivisi in queste voci, ma hanno un peso relativamente ridotto nel compless)
  • L’influenza fa quasi lo stesso numero di morti degli omicidi.

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