Cade il limite del 15% delle partecipazioni bancarie nell'industria: pro e contro

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Il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio ha da poco eliminato il limite del 15% agli investimenti delle banche nelle industrie. Fino a pochi giorni fa, infatti, una banca non poteva detenere più del 15% di un soggetto non-finanziario. Ora questo limite è stato eliminato, o meglio rimodellato secondo gli standard europei e quanto previsto da Basilea 2: le banche non potranno investire più del 60% del proprio capitale di vigilanza in società non finanziarie, e i singoli investimenti non dovranno superare del 15% del patrimonio di vigilanza della banca. Il passaggio fondamentale quindi è che anziché prendere come riferimento il capitale della società controllata, si prende come riferimento quello della banca investitrice. Quindi una banca potrebbe benissimo riuscire a controllare il 51% (o anche il 100%) di una società industriale.

Si tratta di una novità importante, che come tutte le grandi novità comporta rischi ed opportunità.

  • Il rischio è il conflitto di interessi, in quanto la banca (avendo il potere di decidere a chi prestare i soldi e a che condizioni) potrebbe usare la sua posizione per favorire le aziende controllate a scapito delle concorrenti: inoltre potrebbe venire a conoscenza di informazioni su queste ultime che potrebbe trasferire alle aziende controllate. Chiaramente sono situazioni che non dovrebbero verificarsi, e comunque gli eventuali comportamenti scorretti dovrebbero essere puniti a prescindere dai limiti nelle partecipazioni.
  • Le opportunità sono però notevoli, soprattutto per le nuove imprese: infatti un’impresa che nasce si trova nella necessità di raccogliere capitali, ma in Italia questo è finora sempre stato difficile anche per i limiti imposti alla partecipazione delle banche. Il risultato è un limite nella capacità di innovazione del sistema-Italia (perché le idee innovative – rischiose – sono spesso portate avanti dalle nuove imprese, più che da quelle già esistenti, al limite interessate più all’innovazione incrementale che a quella radicale), con gli effetti che ben sappiamo sulla nostra economia. Chiaramente va sviluppata, in quest’ottica, una maggiore capacità di valutazione dei business plan, e delle idee di business in generale, in modo che le banche riescano a supportare con buone potenzialità, anziché quelli che dimostrano “di non aver bisogno” di capitali.


Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

4 pensieri su “Cade il limite del 15% delle partecipazioni bancarie nell'industria: pro e contro”

  1. Il problema principale, per quanto finora ho potuto tristemente constatare, sono le connivenze esistenti:
    1) tra membri ed ex membri delle Autorità di Vigilanza e intermediari bancari/finanziari;
    2) tra alcuni componenti degli organi di amministrazione/controllo di diverse banche ed i vertici delle associazioni di categoria;
    3) tra i colori politici delle associazioni dei consumatori e dei giornali e quelli degli organi aziendali degli intermediari.

    In base alla mia recente esperienza,
    posso ragionevolmente affermare che una delle più scandalose realtà del ns. Paese è che alcune delle Banche che dovrebbero dare il buon esempio (vista l’autorevolezza pubblica di alcuni loro componenti), non rispettano nemmeno le più elementari norme di comportamento poste a loro carico dal vigente ordinamento legislativo.

    Pertanto, qualunque sia la Legge o la novità legislativa, finchè non si interverrà sulle sopraindicate collusioni, la sostanza sarà sempre e solo una grande beffa per la massa.

    Significativi conflitti di interesse, a ben vedere, si ravvisano anche e soprattutto nella sfera di attività di coloro che additano il ns. Premier.

  2. Il problema principale, per quanto finora ho potuto tristemente constatare, sono le connivenze esistenti:
    1) tra membri ed ex membri delle Autorità di Vigilanza e intermediari bancari/finanziari;
    2) tra alcuni componenti degli organi di amministrazione/controllo di diverse banche ed i vertici delle associazioni di categoria;
    3) tra i colori politici delle associazioni dei consumatori e dei giornali e quelli degli organi aziendali degli intermediari.

    In base alla mia recente esperienza,
    posso ragionevolmente affermare che una delle più scandalose realtà del ns. Paese è che alcune delle Banche che dovrebbero dare il buon esempio (vista l’autorevolezza pubblica di alcuni loro componenti), non rispettano nemmeno le più elementari norme di comportamento poste a loro carico dal vigente ordinamento legislativo.

    Pertanto, qualunque sia la Legge o la novità legislativa, finchè non si interverrà sulle sopraindicate collusioni, la sostanza sarà sempre e solo una grande beffa per la massa.

    Significativi conflitti di interesse, a ben vedere, si ravvisano anche e soprattutto nella sfera di attività di coloro che additano il ns. Premier.

  3. E’ sempre il vecchio discorso tra il “far rispettare” le leggi e “fare” leggi. In Italia la soluzione è sempre più fare nuove leggi e mettere nuovi divieti (che complicano la vita solo alle persone oneste, che cercano di rispettare tutte queste cose), quando spesso basterebbe piuttosto far rispettare (almeno un po’!) quelle che ci sono già.

  4. E’ sempre il vecchio discorso tra il “far rispettare” le leggi e “fare” leggi. In Italia la soluzione è sempre più fare nuove leggi e mettere nuovi divieti (che complicano la vita solo alle persone oneste, che cercano di rispettare tutte queste cose), quando spesso basterebbe piuttosto far rispettare (almeno un po’!) quelle che ci sono già.

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