Speculazione sulla materie prime: ipotesi di bolla?

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Abbiamo già evidenziato come l’andamento dei prezzi delle commodities e delle materie prime sia determinato non solo dalla domanda ed offerta “industriale”, ma anche da quella che possiamo chiamare domanda “finanziaria”. In altre parole, volendo fare l’esempio del petrolio, la domanda e l’offerta non sono composte solo da chi produce petrolio e da chi lo compra per lavorarlo o consumarlo, ma anche da chi lo compra e lo vende solamente a scopo di investimento, e poiché questi ultimi soggetti sono aumentati notevolmente, è comprensibile che l’equilibrio di mercato sia alterato.

Il perché questi soggetti sono aumentati è relativamente semplice: la borsa sta andando male, tipicamente in queste situazioni si ripiegava sulla sicurezza del mattone, ma di questi tempi il mattone è tutto tranne che un investimento sicuro. E quindi, anche un po’ per esclusione, gli investitori si sono rivolti al mercato delle materie prime. Dove per “investitori” intendiamo soggetti come gli hedge funds, o i fondi pensione americani: insomma gente che muove miliardi e miliardi di dollari.

L’aspetto interessante è che la dinamica inizia ad assomigliare a quella di una bolla speculativa. Il che da un certo punto di vista la si può considerare una notizia positiva, dato che le bolle hanno la tendenza a scoppiare, prima o poi, e quindi è possibile che assisteremo ad una riduzione del prezzo delle materie prime, anche sensibile.

In pratica, secondo alcuni analisti, adesso sarebbe in corso la “seconda ondata” di investitori quelli attratti dai grossi guadagni che i mercati delle materie prime hanno registrato finora, che però potrebbero trovarsi “con il cerino acceso in mano” se gli investitori più grossi decidessero che vogliono uscire dai mercati: e chiaramente, qualora qualche hedge fund o fondo pensione iniziasse a vendere le proprie quote, la cosa avrebbe inevitabilmente effetti sul mercato.

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