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Da qualche giorno circola un rapporto (non ufficiale) della Banca Mondiale secondo cui la causa dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari sia da ricondurre in gran parte ai biocarburanti. Lo stupore, che questa notizia sembra aver scatenato in molti, lascia sinceramente un po’ stupiti:personalmente mi sembrava abbastanza palese, ne avevamo già accennato parlando del prezzo del petrolio.

Ho l’impressione che si tenda un po’ troppo facilmente a dimenticarsi che le risorse disponibili sono limitate (risorse intese in questo caso come terreni, prodotti agricoli, ma anche macchinari e impianti per lavorare questi ultimi), e che se le si impiega per una cosa, non si può farne altre. Tradotto: non credo servisse un rapporto della Banca Mondiale per intuire che se si dedica un terreno ai biocarburanti, non produce prodotti alimentari. La cui offerta diminuisce e quindi il prezzo aumenta.

Senza contare che per i prodotti che possono essere utilizzati sia a scopo alimentare che a scopo “energetico”, subiscono probabilmente una ri-definizione verso l’alto del “prezzo di equilibrio”, perché da un lato aumenta la domanda di tali prodotti, dall’altro c’è la possibilità che il prezzo che è disposto a pagare chi vuole produrre biocarburanti sia più alto (per l’influenza del mercato delle risorse energetiche).

Il problema, a mio parere, è che in questo come in molti altri casi si tende ad osservare solo una piccola frazione del problema, senza considerare adeguatamente lo scenario globale: ci si pone il problema “alternative al petrolio”, ma non si va a vedere che effetti ha questa soluzione. E questo non si limita solo ad un’analisi economica, ma anche a questioni scientifiche. Per esempio, gli studi sul “ciclo di produzione” dei biocarburanti sono estremamente recenti, e mostrerebbero che in realtà i “biocarburanti” (considerando l’anidride carbonica emessa dalle piante nella loro vita, il processo di lavorazione, ecc.) in realtà
inquinano di più del petrolio: “di origine biologica” non è sinonimo di “a basso impatto ambientale”.

Purtroppo, guardando le questioni in un’ottica più ampia, diventano inevitabilmente più complesse. Ci sono tutta una serie di problemi che ho l’impressione non siano stati approfonditamente analizzati. Prendiamo ad esempio l’auto elettrica: un’auto elettrica (presa “da sola”) non inquina, ma da dove si prende l’elettricità che serve? E ancor di più l’auto a idrogeno: come lo si ricava l’idrogeno (il cui processo di “produzione” richiede notevoli quantità di energia)?

Non consideratemi pessimista se dico che le soluzioni non sono così semplici come si vorrebbe: è solo il desiderio di non vedere applicate “cure peggiori del male”, come è il caso dei biocarburanti.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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