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Il cosiddetto “Decreto Brunetta” è noto ai più soprattutto per il “rigore” nel trattamento delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici. Ma ci sono altri aspetti – quasi del tutto ignorati da giornali e telegiornali – che meriterebbero molta più attenzione.

Mi riferisco in particolare alla enorme confusione che i decreto crea in materia di marchi, brevetti, lotta alla contraffazione e “misure metriche” (cioè le verifiche relative a pesi e misure, come la verifica delle bilance usate nel commercio).
Magari qualcuno penserà che sono questioni secondarie, ma così non è, anzi: si tratta di temi fondamentali per un paese che vorrebbe fare “innovazione“, innovazione la cui assenza è il problema di fondo che fa sì che l’Italia abbia una da tempo una crescita così modesta, con gli effetti che ben sappiamo sulle nostre tasche.

Bene, il punto rilevante è che il decreto vorrebbe attribuire ai comuni le funzioni (precedente esercitate dalle camere di commercio) in materia di “verificazione degli strumenti metrici”, che è una funzione importantissima a tutela del consumatore. Già questa sarebbe una scelta a mio parere discutibile, e dimostra come in Italia ci si preoccupi spesso di efficienza, ma molto poco di efficacia. Infatti, tradotto in parole molto semplici, quello che si fa è togliere un servizio da chi ha le competenze ed è attrezzato per farlo, e darlo da gestire a chi probabilmente non è in grado. E che non ha, è bene sottolineare, la possibilità (per vincoli di legge e di bilancio) di acquisire le risorse per gestire questa situazione. In ogni caso, devo dire che mi sfugge come una duplicazione in ogni comune di questi uffici possa considerarsi “efficienza”.

Ma la cosa più grave è come questo passaggio avviene, e cioè tramite l’abrogazione di un articolo di una legge del ’98 che passava le competenze degli Uffici Provinciali del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato (che venivano abrogati) alle Camere di Commercio. Peccato che però le funzioni che erano passate alle Camere di Commercio non erano solo quelle di verifiche metriche, ma anche le competenze in materia di marchi e brevetti e l’esame dei ricorsi per le violazioni in materia commerciale (compresi i sequestri delle merci contraffatte).

Di queste competenze, non si sa oggi chi se ne debba occupare. Con il risultato assurdo che oggi è impossibile depositare un brevetto o un marchio.
Il che è un fatto che a mio parere è di una gravità estrema, sia per l’importanza che il tema specifico della tutela della proprietà intellettuale ha di per sé per la competitività del Paese, sia per la superficialità con cui è fatta la legge, perché non è accettabile che si facciano decreti legge che lasciano voragini così grandi nelle materie che vanno a toccare. Nei paesi normali, un ministro (di qualunque parte politica…) dopo aver firmato una legge del genere, si dimette.

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