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Uno dei motivi delle difficoltà odierne di Fannie Mae e Freddie Mac (ma non solo loro) è che negli anni passati di boom del credito anche queste banche hanno iniziato ad acquistare anche mutui (e titoli in generale) di qualità minore, con minori garanzie, dato che rendevano molto, ma il rendimento non era tale da compensare il rischio (come molte altre banche hanno scoperto sulla loro pelle), e ora si trovano di fronte a perdite significative. Forse c’è anche una sorta di senso di immunità al rischio, non solo per la loro particoalre natura, che ha condotto a questa situazione: in passato infatti queste banche erano passate indenni da crisi finanziarie che avevano coinvolto il mondo del credito (la crisi delle Saving and Loan associations, in particolare), ma la ragione in realtà è che la crisi in quel caso si era concentrata in particolari aree, anche geografiche, e quindi il semplice operare a livello federale consentiva una diversificazione del rischio, oggi non possibile dato che la crisi tocca tutti gli Stati Uniti.

Questa situazione è aggravata da una problematica contingente del settore finanziario e bancario: infatti da un lato banche e operatori finanziari si trovano nella necessità di raccogliere nuovi capitali sociali per recuperare una situazione di equilibrio, dall’altro però il settore è molto poco attraente per gli investitori, che non fanno certo oggi la corsa né a comprare azioni di istituti bancari né obbligazioni, a meno di ottenere un “premio di rischio” decisamente superiore. Il che vuol dire che raccogliere capitali è diventato molto costoso.

Ma va detto che segnali di cattiva gestione di Fannie Mae e Freddie Mac arrivano anche da periodi precedenti: nel 2003, Freddie Mac aveva probabilmente commesso uno dei più grandi errori contabili nella storia della finanza USA, sottostimando i guadagni di 5 miliardi di dollari.

Una soluzione, secondo alcuni analisti, sarebbe che il governo USA fornisse una garanzia “esplicita” (e non meramente implicita) sui titoli di Fannie Mae e Freddie Mac. Una soluzione del genere, che sembra sia stata presa in considerazione dal governo, però sarebbe difficilmente percorribile, perché andrebbe a raddoppiare in un sol colpo il debito pubblico degli Stati Uniti (infatti, se lo Stato andasse a garantire i 5.000 miliardi di debito delle due banche, questo debito diventerebbe debito dello Stato).

Le strade per affrontare la crisi sono diverse, ma è difficile immaginare scenari diversi da una nazionalizzazione almeno parziale. Una delle soluzioni più discusse è che il governo USA effettui un intervento limitato ad affrontare l’immediata emergenza, con una ricapitalizzazione delle due banche (una manovra che potrebbe costare “solo” 75 miliardi di dollari) e poi intervenga per liquidare almeno in parte gli investimenti di Fannie Mae e Freddie Mac.

La crisi di Fannie Mae e Freddie Mac è comunque destinata a pesare pesantemente sull’economia USA: Standar&Poor stima che il loro salvataggio potrebbe costare ai contribuenti americani una cifra tra i 400 e i 1.100 miliardi di dollari.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. La stessa cosa di Northern Rock, fondamentalmente. E’ una banca specializzata in mutui, e (inevitabilmente) si è trovata con i conti pesantemente in rosso, e la cosa ha spaventato i correntisti, che hanno iniziato a prelevare i loro depositi.
    Comprensibilmente, aggiungo, ma non motivatamente: non vanno confusi secondo me i rischi e le perdite per gli azionisti ed investitori “nella” banca, con quelli per i correntisti.

  2. La stessa cosa di Northern Rock, fondamentalmente. E’ una banca specializzata in mutui, e (inevitabilmente) si è trovata con i conti pesantemente in rosso, e la cosa ha spaventato i correntisti, che hanno iniziato a prelevare i loro depositi.
    Comprensibilmente, aggiungo, ma non motivatamente: non vanno confusi secondo me i rischi e le perdite per gli azionisti ed investitori “nella” banca, con quelli per i correntisti.

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