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Quale sarà l’andamento futuro del dollaro? Dare una risposta è difficile, sia per l’intrinseca aleatorietà delle previsioni in campo economico, sia perché i fattori in gioco sono oggettivamente numerosissimi.

Nel breve-medio periodo, le questioni principali sono note, e si concentrano attorno ai timori di recessione dell’economia USA (infatti abbiamo avuto modo di sottolineare come l’andamento del cambio euro-dollaro sia motivabile più con la debolezza del dollaro che con la forza dell’euro) .
Inoltre va aggiunto che è verosimile che il governo americano e le autorità monetarie smettano di essere “accondiscendenti” verso la svalutazione del dollaro, e questo cambio di politica potrebbe essere molto prossimo, dato che sembra si colgano tali segnali più o meno tra le righe delle ultime dichiarazioni di Bernanke, presidente della FED, e di alcuni comunicati del G7.

Ma in generale nel lungo periodo si può ipotizzare che l’andamento del dollaro dipenderà dal “peso” dell’economia USA a livello mondiale: e da questo punto di vista, è innegabile che gli Stati Uniti siano destinati a non avere più il peso che hanno avuto finora. In questo senso credo siano interessanti anche i dati relativi alla capitalizzazione mondiale, la cui quota in mano agli Stati Uniti è scesa dal 38,6% al 32,7%, mentre quella della Cina è salita dal 5,7% all’11,7%. Inoltre non può essere ignorata una crescente tendenza di molti Stati (ma anche fondi e grosse imprese, che in qualche caso muovono capitali comparabili) a detenere riserve non solo in dollari ma anche in altre monete, prima tra tutti l’Euro. Dubito che da questo punto di vista il futuro presidente USA possa solo frenare (o accelerare…) il macro-trend, ma difficilmente invertirlo: da questo punto di vista non dovrebbe avere un grosso impatto il fatto che il candidato democratico sia Obama piuttosto che la Clinton (anche perché non è automatico che i democratici vincano poi le elezioni a novembre…).

Di conseguenza, se è probabile che l’indebolimento del dollaro si fermerà e probabilmente assisteremo ad un rimbalzo, viene da dire che è difficile che il dollaro torni ai livelli di un paio di anni fa.

Chiaramente, in tutto questo ragionamento abbiamo ipotizzato come costante un fattore tutt’altro che secondario, dato che l’interesse nella pratica è per il cambio euro-dollaro, e cioè l’economia europea, il cui andamento sarà determinante.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. ciao mark come valuti la dichiarazione di georgino bush “il dollaro deve essere una moneta forte” dopo la quale il $ ha perso subito 3 cents circa
    pensi cambierà qualcosa quando vinceranno o obama o mc cain?
    grazie 1000

  2. ciao mark come valuti la dichiarazione di georgino bush “il dollaro deve essere una moneta forte” dopo la quale il $ ha perso subito 3 cents circa
    pensi cambierà qualcosa quando vinceranno o obama o mc cain?
    grazie 1000

  3. Dire “il dollaro deve essere una moneta forte” è una frase che non vuol dire niente, se non si spiega perché dovrebbe essere forte, e al momento motivi in realtà non ce ne sono.

    Dichiarazioni del genere aiutano l’immagine dei governanti, ma generano il dubbio-preoccupazione che siano fatti interventi che facciano più danni che altro… e le conseguenze si vedono.

    Credo che dopo le elezioni le cose potrebbero cambiare, nel senso che con un programma economico definito (adesso chiaramente Bush non può fare molti programmi a lungo termine) si potrebbe avere una crescita della fiducia e quindi un rafforzamento del dollaro – a prescindere da chi vince. Non credo che però il trend possa essere invertito, cioè sinceramente mi pare improbabile che il dollaro torni ai livelli di quattro-cinque anni fa.

  4. Dire “il dollaro deve essere una moneta forte” è una frase che non vuol dire niente, se non si spiega perché dovrebbe essere forte, e al momento motivi in realtà non ce ne sono.

    Dichiarazioni del genere aiutano l’immagine dei governanti, ma generano il dubbio-preoccupazione che siano fatti interventi che facciano più danni che altro… e le conseguenze si vedono.

    Credo che dopo le elezioni le cose potrebbero cambiare, nel senso che con un programma economico definito (adesso chiaramente Bush non può fare molti programmi a lungo termine) si potrebbe avere una crescita della fiducia e quindi un rafforzamento del dollaro – a prescindere da chi vince. Non credo che però il trend possa essere invertito, cioè sinceramente mi pare improbabile che il dollaro torni ai livelli di quattro-cinque anni fa.

  5. una variazione di circa il 7 % in circa 10 giorni tra dollaro ed euro come si spiega? ha ragioni economiche o politiche? io personalmente non credo che possa avere un forte peso qualche dichiarazione di uno o l’altro governatore, o qualche indice che scende o sale.
    può esserci speculazione anche lì? di che tipo?

  6. una variazione di circa il 7 % in circa 10 giorni tra dollaro ed euro come si spiega? ha ragioni economiche o politiche? io personalmente non credo che possa avere un forte peso qualche dichiarazione di uno o l’altro governatore, o qualche indice che scende o sale.
    può esserci speculazione anche lì? di che tipo?

  7. Il 7% in 10 giorni è una variazione significativa, ma non direi impressionante. Credo che i due fattori che spiegano questa performance, se vogliamo analizzarla, siano il rimbalzo (atteso) del dollaro, unito al fatto che l’Europa va un po’ peggio di quel che molti speravano.

  8. Il 7% in 10 giorni è una variazione significativa, ma non direi impressionante. Credo che i due fattori che spiegano questa performance, se vogliamo analizzarla, siano il rimbalzo (atteso) del dollaro, unito al fatto che l’Europa va un po’ peggio di quel che molti speravano.

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