0 Flares 0 Flares ×

Il provvedimento del governo per venire incontro alle difficoltà di chi sta pagando un mutuo a tasso variabile ha aperto una serie di discussioni: in particolare la questione è che in realtà non c’è alcun tipo di “sconto”, ma semplicemente una dilazione del pagamento. Insomma, in pratica si cambia la durata del mutuo.

La cosa ha deluso molti, che speravano che il governo si facesse carico almeno in parte della maggiore spesa conseguente all’aumento dei tassi. Viene da domandarsi però fino a che punto sarebbe corretto se veramente il governo avesse operato in questo modo. Vi sono due questioni (di cui abbiamo già parlato in passato) che vengono a mio parere un po’ troppo frettolosamente sorvolate:

  • l’attuale tasso di interesse della BCE è basso rispetto alla media storica, come si vede chiaramente dal grafico storico dei tassi della Banca d’Italia e della BCE. E’ anzi evidente come quelli del 2006 (che in molti sembrano prendere come riferimento) siano stati i tassi più bassi della storia. Tra l’altro, i tassi così bassi hanno giocato anche un ruolo nell’amento dei prezzi degli immobili.
  • l’aumento dei tassi che abbiamo avuto negli ultimi anni non è sicuramente piacevole e per molti versi non auspicabile, ma non è un innalzamento così anomalo o straordinario: lo sarebbe stato se ci fosse stato un aumento di 10 punti percentuale, ma un aumento di 2 punti “fa parte del gioco”.
  • per quanto forse non sia simpatico da dire, è vero che le banche non sono probabilmente state chiare nelle informazioni che hanno dato, ma non è sorprendente che i venditori – di mutui come di qualunque altra cosa – cerchino fare i propri interessi prima di quelli del cliente: in altre parole, variabile vuol dire “che varia”, e se uno è malfidente lo intende come “che varia verso l’alto”: insomma, ci sono state delle superficialità anche da chi ha scelto un mutuo a tasso variabile (scegliendo quindi il rischio che la rata aumentasse) quando invece andava in cerca di certezze.

E quindi il dubbio che viene è su chi ha sottoscritto un mutuo a tasso fisso, che viene in questo modo penalizzato: perché ha pagato un “assicurazione” per avere un tasso costante (più alto del tasso variabile dello stesso periodo), per evitare un rischio che però non c’era, perché avrebbe potuto invece scegliere anche lui un più economico tasso variabile, e nel momento che i tassi fossero aumentati, sarebbe stato “salvato” dal governo. Peraltro, con i soldi dei contribuenti (anche quelli che hanno contratto un mutuo a tasso fisso…).

Questo non vuol dire che si debbano abbandonare le famiglie in difficoltà a sé stesse. Anzi. Ma la strada di tassi “agevolati” non sembra essere la via migliore. Piuttosto, sarebbero più opportune misure fiscali “generali”, come ad esempio interventi sulla tassazione e sulle detrazioni fiscali per chi ha un mutuo, sia fisso che variabile, o magari anche per chi è in affitto, che comunque subisce il “problema-casa”. Con particolare attenzione a chi ha un reddito basso, per cui quindi il peso percentuale del mutuo (ma anche, ripeto, dell’affitto) sul reddito è rilevante.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

banknosie.combanche,fisco,governo,mutui,tasso fisso,tasso variabileIl provvedimento del governo per venire incontro alle difficoltà di chi sta pagando un mutuo a tasso variabile ha aperto una serie di discussioni: in particolare la questione è che in realtà non c'è alcun tipo di 'sconto', ma semplicemente una dilazione del pagamento. Insomma, in pratica si...Opinioni e commenti su economia e finanza, investimenti e prestiti