Assolowcost: "qualità a basso prezzo"

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Qualche giorno fa è nata l’associazione “Assolowcost“, che vede tra i soci ING Direct, Genialloyd, Genertel (per citare solo le aziende che operano in campo finanziario), che si propone di “certificare e promuovere le aziende che offrono prodotti a basso prezzo ottenuti grazie a un’accorta politica di riduzione dei costi che salvaguardi però pienamente la qualità”.

Per quanto vada detto che una reale tutela dei consumatori si può ottenere solo con una elevata trasparenza delle offerte, più che con bollini di qualità, va dato atto ad Assolowcost di aver portato alla ribalta un tema importante, e cioè che low price e low cost non sono sinonimi. In altre parole, mentre il low price punta semplicemente al prezzo più basso, il low cost è una strategia che punta al miglior rapporto qualità-prezzo, attraverso la ricerca di una elevata efficienza nei processi aziendali, che si traduce in minori costi che vanno a ricadere sui clienti.

Il problema diventa quindi in realtà dare ai consumatori, agli utenti, la possibilità di valutare in modo completo la qualità dell’offerta prima dell’acquisto (cioè dell’apertura del conto corrente, della stipula della polizza di assicurazione, ecc.), e soprattutto di compararla con offerte concorrenti. E quindi è un problema più generale, che supera i limiti dell’associazione ma riguarda il mercato nel suo complesso. E anche l’approccio che hanno i consumatori, va però detto, che troppo spesso per pigrizia non si preoccupano troppo di confrontare le varie scelte che il mercato offre.

In ogni caso, la nascita di Assolowcost può essere una spinta anche alle aziende “tradizionali” verso una maggiore efficienza, se non altro perché, se viene mantenuta la promessa di valorizzare e comunicare il minor costo come una maggiore efficienza anziché come una minor qualità, chi è fuori dall’associazione potrebbe doversi trovare a spiegare ai propri clienti come mai opera in modo inefficiente.

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