Alitalia italiana: ma perché?

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Magari c’è qualcosa che mi sfugge, ma proprio continuo a non capire quali motivazioni rendano preferibile che nella futura Alitalia “ci sia un italiano a prendere le decisioni”.
Se si parla del fatto che le decisioni devono tutelare gli interessi degli italiani (passeggeri, lavoratori, azionisti e semplicemente gente che paga le tasse), il discorso non fa una piega. Anzi, direi senz’ombra di dubbio che sia fondamentale e imprescindibile – sicuramente prioritario – tutelare questi interessi, cosa che però si fa solo con un piano industriale serio ed economicamente sostenibile, altrimenti si fanno solo danni.
Posso concedere che, a parità di tutte le altre condizioni, possa far piacere e quindi preferibile avere una dirigenza di nazionalità italiana. Ma il presupposto è appunto “a parità di tutte le altre condizioni”, e cioè se esistono due piani industriali che tutelano entrambi in egual misura passeggeri, lavoratori, azionisti e cittadini, può essere data la preferenza a quello di “matrice italiana”. Ma non mi pare che esistano soluzioni di questo tipo.

Mi lascia pensare anche che si chieda “pari dignità” tra Alitalia e Air France (o chi sarà il partner industriale): Alitalia, piaccia o no, oggi non ha la stessa dignità di Air France. Se la avesse, non ci sarebbe bisogno di venderla.

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