Perché gli USA potrebbero salvarsi dalla recessione

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Abbiamo parlato più volte dei grossi rischi per l’economia USA di entrare in una fase di recessione, potenzialmente severa. Sono però anche numerose le voci più ottimiste (ma non “ottimisti per partito preso”) e credo valga la pena approfondire queste considerazioni. Il punto chiave che viene sottolineato è che è scenari come quelli disegnati da Roubini nel suo “scenario a 12 passi” sono verosimili, ma solo se il mercato è lasciato a se stesso.

Gli USA invece potrebbero, e dovrebbero, fare tesoro del passato, ed in particolare dall’esperienza della deflazione giapponese, scenario temuto da molti. Il timore infatti è che si attivi la cosiddetta trappola delle liquidità, una situazione in cui nonostante gli interessi bassi o nulli gli investitori preferiscono tenere tutto o quasi il loro capitale impegnato a breve termine, piuttosto che investirlo a medio-lungo termine, togliendo però così ulteriore ossigeno all’economia. Come premessa però va detto che lo scenario non è ancora chiaro, dato che vi sono sì analogie con la deflazione “in stile giapponese”, ma altri elementi fanno invece pensare ad una possibile stagflazione.

  • Il governo USA potrebbe intervenire acquistando i Mortgage-Based Securituies, i titoli sui quali si è accesa la miccia della crisi dei mutui subprime, eliminando così dal mercato i rischi ad essi connessi;
  • Uno degli elementi chiave è però l’affidabilità delle valutazioni degli asset: l’intervento pubblico non contribuisce a dare “credibilità” al sistema, ma è necessario l’investimento da parte di terze parti;
  • La crisi del Giappone è stata lunga e pesante, ma la situazione iniziale era peggiore: c’era molta più sopravvalutazione ed indebitamento. In USA adeguate politiche monetarie e fiscali potrebbero essere sufficienti, anche se il prezzo sarà un aumento dell’inflazione;
  • Il vantaggio odierno degli USA rispetto alla crisi del Giappone di qualche anno fa può essere inoltre la tempestività dell’intervento, che nel paese del sol levante invece è tardato.
  • Le politiche monetarie possono non essere sufficienti a risolvere una contrazione del credito dovuta a mancanza di fiducia tra le parti: non vanno esclusi a priori interventi poco convenzionali (soprattutto per gli USA) come l’acquisto da parte dello stato del debito di aziende private (che comunque è quello che in pratica è già successo nel caso di Bear Stearns)

Sicuramente, la possibilità (e la capacità) di sfruttare le esperienze del passato potrà tornare fortemente utile agli USA, a condizione però che le premesse relative alle similitudini ed alle differenze vengano colte appieno, cosa che purtroppo è facile da fare solo a posteriori.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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