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A prescindere dalla pesantezza delle conseguenze economiche (cioè, se avremo/abbiamo una recessione o un forte rallentamento, per quanto questa distinzione possa avere senso), la crisi dei mutui subprime si lascerà dietro delle conseguenze che dureranno a lungo. Perché negli ultimi mesi sono caduti alcuni miti in cui i finanzieri de XXI secolo (ma anche quelli un po’ più anziani) sembravano credere molto. Insomma, non solo risultati economici negativi, ma soprattutto un “trauma psicologico” dovuto al dover rivedere molte convinzioni.

  • il più evidente è che non ci sono investimenti sicuri: l’immobile è sempre stato la sicurezza per definizione, mentre negli ultimi anni è proprio sull’immobiliare che si è creata una bolla speculativa il cui ridimensionarsi ha portato alle conseguenze che vediamo oggi;
  • la fiducia tra i vari componenti del sistema finanziario è stata scossa, con effetti anche sui tassi che le banche reciprocamente si applicano (come si vede bene anche dallo storico del grafico dell’Euribor);
  • c’è stata una sopravvalutazione della liquidità nel sistema e del sistema: fare transazioni non è semplice come si credeva (in altre parole: è più costoso), ad esempio se diminuisce la fiducia; questo potrebbe aver conseguenze nel futuro dato che la liquidità incide sulla valutazione del valore di un asset;
  • si è avuto la dimostrazione che il mercato non è in grado di auto-regolamentarsi, che non è un organismo autosufficiente, soprattutto a causa di alcuni fattori che non sono appieno considerati nelle teorie economico-finanziarie (come sottolinea Ehrenberg):
    • complessità (basti pensare a tutti i titoli esotici nati dal grembo dell’ingegneria finanziaria);
    • interdipendenza (con titoli che attraverso vari passaggi possono finire in qualsiasi portafoglio);
    • errori (ad esempio quelli sul rating, sulle valutazioni di affidabilità e solvibilità – poco importa se compiuti in buona fede o in seguito a conflitti di interesse od altro);
    • attori in malafede (che possono con relativa facilità inquinare i mercati).

Si tratta, in ogni caso, a mio parere, di un trauma positivo, che può far bene agli investitori che hanno dimenticato la lezione della grande depressione USA così come delle difficoltà degli anni ’70, ma va evitato che questa perdita di punti di riferimento si trasformi in panico. Ma credo sia importante evitare che in futuro si creino altre “scatole nere della finanza” in cui nessuno sa bene quello che accade.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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