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Secondo una dichiarazione del Segretario, Henry Paulson, il Ministero del Tesoro USA potrebbe presto emanare un progetto per regolamentare gli istituti finanziari non bancari, per la parte di operazioni che svolgono che presenta similitudini con l’attività bancaria (cosa che avviene molto più di frequente che in Italia). L’obiettivo sarebbe quello di migliorare la trasparenza del sistema finanziario, limitando per il futuro il crearsi di “scatole nere” in cui non si sa quel che accade.
La regolamentazione dovrebbe riguardare la gestione del rischio, le riserve di capitale, e la tutela dei consumatori. Come “scambio” per la maggiore regolamentazione, gli istituti finanziari potrebbero avere lo stesso accesso alla liquidità della FED come le banche, non è però chiaro se questo sarà però una misura esclusivamente transitoria per affrontare l’emergenza o meno.
Non darei comunque per scontata l’approvazione a breve di una legge di questo tipo, dato che in USA non sono in pochi ad essere prevenuti contro le forme di intervento dello stato, anche se di tipo regolativo, per cui ci saranno delle resistenze da superare. Ciononostante, la proposta del Ministero del Tesoro USA spinge ad alcune riflessioni:

  • “crolla” il mito del mercato che può sopravvivere guidato solo dalle sue leggi naturali interne, che aveva molto seguito soprattutto in USA: in pratica si ammette, neppure troppo implicitamente, che sono indispensabili regolamentazioni strette delle attività delle istituzioni finanziarie, per evitare pericolose derive.
  • si ammette che la “deregulation” dei mercati finanziari è stata condotta in modo errato, e c’è chi sostiene che l’abolizione alla fine degli anni ’90 di alcune norme introdotte dopo la crisi del ’29 abbiano favorito il sorgere della crisi finanziaria attuale (in particolare, l’abolizione nel 1999 del Glass-Steagall Act del 1933, che teneva separate le attività bancarie, assicurativa e finanziaria).

Inoltre, vanno in ogni caso sottolineati anche alcuni rischi di un intervento regolatore di questo tipo. I rischi principali che gli analisti sottolineano sono tre:

  1. Una de-responsabilizzazione dei “player” finanziari: va bene tutelare gli elementi importanti per il sistema, ma una tutela diffusa potrebbe spingere più di qualcuno ad approfittarne e prendere rischi maggiori.
  2. La frammentazione del controllo e delle regole: potrebbe nascere la tentazione di creare una serie di organismi appositi per controllare ciascun tipo di istituto finanziario, magari con regole molto dettagliate, su misura, anziché linee guida generali valide per tutti.

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