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Lo spunto per questo post nasce dal commento di Roberto al post in cui parlavamo dei 12 “step” ipotizzati da Roubini che potrebbero portare al collasso del sistema finanziario: siccome il tema è indubbiamente importante e di interesse per molti, mi pare il caso di rispondere con un post, che è più visibile.
La domanda è abbastanza spontanea in questo periodo: come si salvano i risparmi dalla recessione (o dal rallentamento, o da come lo si vuol chiamare)? La risposta dipende da che cosa intendiamo con “salvare” e quali sono gli obiettivi.

Innanzi tutto, però, a mio parere è tutto molto più semplice non perdendo di vista un ottica di medio-lungo periodo, e il quadro complessivo. Le recessioni sono fenomeni inevitabili del ciclo economico, ma sono per molti versi anche salutari: per quanto la crisi attuale possa essere profonda, nessuno dubita che prima o poi si ripartirà (certo, forse con alcuni equilibri cambiati) e che i massimi da cui adesso ci siamo allontanati verranno superati di nuovo. Ovviamente, il dubbio è quando (qualche settimana? qualche mese? qualche anno?) ma non il “se”.

In un contesto come quello attuale, è importante avere il proprio portafoglio composto in maniera corretta, e cioè che rispecchi le proprie attitudini al rischio e le proprie esigenze. Mentre in periodi di trend ascendente gli errori vengono facilmente perdonati (e, a volte, addirittura premiati), in periodi negativi si rischia facilmente di rimanere scottati. L’aspetto più importante, secondo me, è quello di tenere ben conto dei propri orizzonti temporali, ricordando che in questi periodi molti investimenti possono andare in negativo, ma non vuol dire che lo rimarranno per sempre. È frequente sopravvalutare la propria propensione al rischio, o sottovalutare il rischio delle scelte possibili (e in periodi come questi ce ne si rende conto). Chiaramente, bisogna fare delle considerazioni e delle valutazioni caso per caso, sulla solidità effettiva delle basi dell’investimento: ci possono essere titoli e aziende che magari effettivamente avevano valori solamente gonfiati dalla speculazione, ma non vuol dire che lo siano tutti.

Un secondo aspetto è quello di non confondere il rischio con il “pericolo”. Il rischio è inevitabile e strutturale in ogni attività, ed è dato dalla varietà e variabilità dei risultati e degli eventi possibili. Ma il rischio si può e si deve gestire, attraverso adeguate strategie di risk management, che in campo finanziario si traducono poi alla fine con una corretta diversificazione del portafoglio.

Detto questo, possiamo fare alcune considerazioni su specifiche tipologie di investimento:

  • le borse (parliamo di azioni ma il ragionamento vale anche per le obbligazioni) sicuramente sono esposte a variabilità elevata, dato che minore disponibilità di credito e/o maggiore costo di questo incide sulle prospettive aziendali, ma soprattutto di quelle meno solide, e quindi paradossalmente si possono creare anche le basi per una futura crescita solida, grazie a questa “selezione naturale”. Chiaramente questo richiede di non ragionare in un ottica di brevissimo periodo.
  • le banche e il sistema finanziario sono in difficoltà, ma questo non incide più di tanto su chi ha conti correnti o di deposito, quanto piuttosto sugli azionisti. E’ improbabile che anche nel caso del fallimento di una banca i correntisti possano essere lasciati “a piedi”, sono invece più credibili operazioni di salvataggio anche estreme come nel caso di Northern Rock.
  • per quanto riguarda i Titoli di Stato, va detto che i paesi europei non sono economicamente poi messi così male (anche perché sono molto più bravi di noi a fare quel che serve), soprattutto se il confronto non lo si fa con “ieri” fa ma si pensa a come era la situazione un po’ di anni fa, quindi non vedo motivi di grossa preoccupazione “strutturale”. Certo l’Italia è un caso un po’ a parte per la sua continua incapacità di tenere il passo, però pian piano qualcosa si sta (inevitabilmente) muovendo, e comunque l’affidabilità a livello di Titoli di Stato del nostro paese credo sia superiore a quella che aveva ad esempio negli anni 80.

Insomma, lo scenario adesso non è forse quello più favorevole possibile, ma credo che alla fine basti solo un po’ di pazienza, ed attenzione alle scelte che si fanno: in altre parole, non farsi venire l’ansia del breve periodo.

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