Bollo di 1,50 Euro su ogni assegno trasferibile, contro il riciclaggio

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Dal 30 aprile 2008 dovrà essere applicato un bollo di 1,50 Euro su ogni assegno bancario, postale, e vaglia cambiario e postale che non preveda la clausola “non trasferibile”. Questo bollo va ad aggiungersi a tutte le altre imposte che sono già esistenti sugli assegni (ad esempio, sugli assegni circolari rilasciati “in forma libera” è prevista un imposta pari al 6 per mille)
In pratica, le banche potranno fornire liberamente carnet di assegni non trasferibili, ma per avere un carnet di assegni “liberi”, dovrà essere pagata la sovrattassa. In pratica l’intenzione è quella di scoraggiare l’uso di assegni li

In più, per “girare” gli assegni non trasferibili sarà indispensabile oltre a firmarli, aggiungere anche il codice fiscale.

L’aspetto interessante è che l’introduzione di questo bollo rientra è finalizzata a “contrastare il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite”, secondo quanto scrive Repubblica. Personalmente trovo un po’ curiosa questa motivazione, e fa un po’ pensare che in Italia ogni volta che ci sia da affrontare un problema di qualunque tipo poi la soluzione sia quella di introdurre nuove tasse, bolli e laccioli burocratici vari (a mio parere si otterrebbe una lotta molto migliore all’evasione fiscale se si desse la possibilità ai privati di scaricare dalle tasse una serie di spese, e a quel punto nessuno accetterebbe più che gli venissero fatti lavori in nero…).

Per quanto devo dire anche che alcune polemiche nate sull’introduzione di questo bollo sono a mio parere infondate: gli assegni “liberi” sono secondo me uno strumento tutt’altro che indispensabile, che può essere più che tranquillamente sostituito ad esempio da Bancomat/PagoBancomat e assegni non trasferibili, migliorando di molto la comodità e la sicurezza sia per chi paga sia per chi riceve il pagamento.

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