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Dall’analisi del grafico dell’indice Dow Jones corretto con l’inflazione vengono numerosi spunti. Si tratta di un grafico calcolato in modo molto semplice, dividendo il valore dell’indice della borsa americana per CPI-U, che è il Consumer Price Index All Urban Consumers, indice dei prezzi al consumatore in USA.

Dow Jones Industrial Average (DJIA) inflation-adjusted (corretto per tenere conto dell’inflazione) – scala lineare

Osservando il grafico, mi vengono in mente diverse riflessioni.

  • Non è così vero che “in borsa nel lungo termine si guadagna”: al netto dell’inflazione, non sembra difficile avere risultati negativi. Certo, probabilmente si otterrebbero risultati ancora peggiori se si sceglie di non investire in borsa.
  • Risultano particolarmente evidenti i cicli di espansione e recessione dell’economia, dato che questi ultimi sono spesso “mascherati” in periodi in cui magari la borsa ha risultati positivi, ma che non arrivano a “battere l’inflazione”.
  • Non si può non notare il periodo di enorme espansione dal 1996 al 2000. In effetti, in quegli anni le economie della maggior parte dei paesi del mondo (si pensi a paesi come la Spagna o l’Irlanda) si sono notevolmente sviluppate. Viene abbastanza spontaneo (ma è un idea buttata là) pensare alle innovazioni tecnologiche e organizzative che sono diventate “di massa” in quegli anni. Mi rimane un po’ il dubbio che l’Italia abbia perso questo treno, ripiegata su se stessa con motivazioni (ed a volte scuse) di vario tipo.

Potete trovare in questo post ulteriori grafici in cui trovate anche il confronto tra il Dow Jones corretto e non corretto.

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