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Non si è ancora finito di parlare della fase di difficoltà attuale, né c’è unanimità sul fatto che stiamo assistendo allo scoppiare di una “bolla” o meno, ma già diversi esperti sono a caccia di quella che potrebbe essere la prossima bolla. E uno dei settori “candidati” dove gli esperti si trovano più d’accordo è quello delle energie rinnovabili.
Effettivamente, il settore ha molte caratteristiche che potrebbero favorire il crearsi di una bolla speculativa, tra cui:

  • è un settore in fase di sviluppo, per il quale non esiste una “storia” che permetta di valutarne la redditività;
  • a molti investitori mancano le competenze e conoscenze per “capirlo” fino in fondo;
  • va “di moda”, non tanto nel senso che l’ecologia è sempre più sentita (che questo è un bene), ma inteso come moda finanziaria e cioè che molta gente vi investe “per sentito dire”.

Sono elementi che possono potenzialmente accomunare i settori emergenti delle energie rinnovabili con quelli del web e di internet alla fine degli anni ’90. Vi ricordate delle aziende che aggiungevano “.com” alla ragione sociale e le loro azioni schizzavano in borsa? Non è difficile immaginare che possa accadere lo stesso anche con eco- o bio- nei prossimi anni.

Ma detto questo, sarà veramente una bolla? bisogna preoccuparsi? Bisogna stare lontani dal settore?
In realtà, secondo me, non c’è da aver paura, ma anzi si può continuare a guardare con interesse al settore finanziario legato alle energie rinnovabili. A patto, però, di ricordarsi bene una regola che abbiamo già citato se vedi un investimento sicuro in cui è evidente un grosso guadagno, probabilmente non hai capito realmente come funziona.

In altre, parole, è bene ricordarsi che il valore delle azioni incorpora tutte le informazioni disponibili fino a quel momento. Per questo, se qualcuno vi garantisce che le azioni che vi sta vendendo aumenteranno di valore, in altre parole vi sta dicendo “nei prossimi anni, il mercato in base a tutte le informazioni disponibili guadagnerà x, ma certamente presto succederà qualcosa che al momento non si può immaginare per cui guadagnerà molto di più“.

In altre parole, bisogna tenere conto che è inevitabile una componente di rischio, tanto più nei settori giovani in cui le aziende che operano devono ancora provare di avere un modello di business economicamente valido e competitivo.

Per cui si può immaginare che accadrà una cosa abbastanza semplice, e cioè che le aziende che non avranno una tecnologia funzionante o un modello di business valido chiuderanno e il loro valore si azzererà, mentre quelle “funzionanti” aumenteranno di valore (dato saranno ridotti i dubbi sulla loro capacità di guadagnare). Gli elementi di “bolla” possono innestarsi su questo contesto, ed hanno maggior peso quanta maggiore è l'”ignoranza” degli investitori. In altre parole: se questi all’inizio iniziano a comprare indiscriminatamente “perché eco- guadagnerà un sacco”, e poi, quando le aziende che non supereranno la prova del mercato saranno tagliate fuori, inizieranno a vendere altrettanto indiscriminatamente (cioè, comprendeso quelle che “funzionano”), “perché eco- è sopravvalutato”, il risultato sarà inevitabilmente una zappata sui piedi.
E questo aprirebbe un altro discorso: servirebbe quindi una maggiore preparazione ed una maggiore competenza soprattutto da parte dei gestori dei fondi (che chiaramente incidono di più sull’andamento del mercato rispetto ad un piccolo investitore privato). una preparazione che viene sempre più richiesta dal mercato degli acquirenti dei fondi stessi, che ad oggi dimostrano di non essere soddisfatti di come i fondi vengono gestiti.

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