Secondo Bersani troppi sprechi nei Fondi Europei. Ma la burocrazia non aiuta.

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Il ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani, lamenta in un intervista a Repubblica lo spreco di fondi pubblici europei, in particolare al Sud, che dovrebbero essere destinati a supportare lo sviluppo economico e invece vanno di fatto ad alimentare tutta una serie di clientelismi, e di progetti a volte “fantasma”, a volte inconcludenti, non sempre realmente utili.
Quello di Bersani è un discorso estremamente interessante e a mio parere condivisibile, cui però vorrei aggiungere un mio commento (per quel che può contare).

A mio parere, uno dei grandi problemi, non adeguatamente affrontato, nella gestione dei fondi pubblici, europei come statali o regionali, è la burocrazia che ci sta intorno.
Mi spiego meglio con uno dei particolari: spesso l’accesso a questi finanziamenti richiedono una dettagliata rendicontazione delle spese. Niente di male di per sé, il problema nasce se l’unico criterio di valutazione di un progetto è l’aderenza di tali spese ai budget preventivati inizialmente (tema su cui spesso Unione Europea, Stato, e Regioni, sono decisamente rigidi), e non sui risultati reali raggiunti dal progetto. Non ci si può poi stupire se alla fine ci si accorge che nel complesso i risultati raggiunti sono stati scadenti, dato che non ci si preoccupa quasi mai di verificarli.
Tanto più che questa “burocraticità” premia più chi è in grado di produrre documentazione, più di chi invece realmente riesce a portare risultati concreti. Infatti se un’azienda, o anche un ente, sta realmente portando avanti un progetto nuovo o innovativo, è più che possibile che vi siano scostamenti nella ripartizione della spesa rispetto alle previsioni, “complicando” poi l’accesso ai fondi.

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