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La “crisi finanziaria” attuale ha diverse particolarità, che abbiamo discusso in più occasioni, che la differenziano da quelle passate. Proviamo a ricapitolare i principali punti che caratterizzano alcune delle principali crisi finanziarie che si sono successe nel passato, per vedere se possiamo trarre qualche conclusione che ci possa essere utile allo scopo di capire meglio come si può sviluppare lo scenario attuale.

  • Bolla di Internet (2000)
    Verso la fine degli anni ’90, tutti erano convinti che l’informatica ed internet erano il futuro. Un’opinione più che condivisibile, se non che ha portato a iper-valutare le aziende semplicemente perché avevano un sito internet o lavoravano con internet. Stavano nascendo anche una serie di indicatori che calcolavano il “giusto” prezzo delle azioni in base al numero di visitatori che aveva il sito dell’azienda. Il problema però è che magari alcune aziende avevano siti con migliaia e migliaia di visitatori al giorno, ma non guadagnavano nulla. Soprattutto, non avevano la più pallida idea di come guadagnare qualcosa, di come “monetizzare” i contatti, mancando totalmente un “modello di business” (a quel tempo era anche molto poco diffusa la pubblicità su Internet, che oggi permette almeno stime da questo punto di vista). Ovviamente, una situazione del genere non era sostenibile, e alla fine, quando si è diffusa la convinzione che la maggior parte delle aziende non avevano un business sostenibile, i titoli sono crollati. Il NASDAQ ha perso quasi l’80% da marzo 2000 a ottobre 2002.
    LEZIONE: Se quella attuale fosse una bolla, ci sarà da farsi ancora molto male, con titoli che andranno giù a picco a livelli inimmaginabili. Si può però pensare che quella attuale non sia una bolla “pura”, in quanto comunque tutte le aziende che cono coinvolte quantomeno hanno un “modello di business”, al limite sopravvalutato, ma solido.

  • Il crack del fondo Long-Term Capital Management (1998)
    Il Long-Term Capital Management (LTCM) era un hedge fund fondato nel 1994, a cui collaboravano anche Myron Scholes e Robert Merton, entrambi Nobel per l’economia nel 1997, Il fondo sfruttava complesse tecniche matematiche messe a punto dai due premi Nobel, e i primi due anni portò a casa risultati intorno al 40% annuo. Nel 1998, però, vi furono eventi non previsti dai modelli matematici, non tali da mettere in crisi il fondo da soli, ma sicuramente per i guadagni erano a livelli più “normali”. Questo però ha fatto perdere di interesse a molti investitori che riscattarono le loro quote. Il problema è che l’hedge fund non poteva disinvestire altrettanto velocemente, ed a un certo punto si trovò ad operare con un fattore di leva di 55 (rapporto tra capitale dei clienti e quello prestato dalle banche). Che può essere interessante se si guadagna, ma espone a rischi enormi. Per capirci, se investo 100 con una leva di 55, e la borsa va su del 2%, guadagno 110, ho più che raddoppiato il mio capitale. Ma se invece la borsa va giù del 2% ho perso 110: più del mio capitale. Ed è quanto alla fine avvenne. L’instabilità che si è generata è stata risolta con un intervento della FED, che oltre che portare un taglio “di emergenza” dei tassi, ha “convinto” alcune banche che erano creditrici del fondo ad acquistarlo, in modo che potesse essere liquidato in modo non traumatico per i mercati.
    LEZIONE: Questa è forse la crisi che somiglia più a quella attuale, o almeno è il tipo di crisi che in molti temono: cosa succederebbe se fallissero diversi hedge fund, e magari qualche banca? Ovviamente la situazione diventerebbe incontrollabile. Però è uno scenario che non mi sentirei di definire “probabile”, almeno per quanto riguarda i soggetti più significativi.
  • Il “Lunedì nero” (19 ottobre 1987)
    Il termine lunedì nero, martedì nero, ecc., lo si sente continuamente e in modo decisamente abusato. Il “vero” lunedì nero, lunedì 19 ottobre 1987, il Dow Jones perse il 22,61% in una singola giornata, e le borse di tutto il mondo registrarono performance negative simili. Alcuni analisti del periodo diedero la colpa all’informatizzazione delle transazioni di borsa che si stava sviluppando in quegli anni (nelle aziende più grandi), infatti i meccanismi di “arbitraggio” automatico che venivano utilizzati da molti iniziarono una serie di vendite “al buio” amplificando in modo esponenziale una discesa che sarebbe potuta essere molto più “fisiologica”, conseguente all’esplodere di una bolla speculativa unita al sospetto diffuso che il mercato fosse dominato da insider trader e da acquisizioni fatte con capitali “virtuali”.
    La crisi si è risolta in breve tempo, con le quotazioni che sono tornate a valori “normali”, anche. Per evitare il ripetersi di situazioni analoghe, sono stati poi introdotti dei meccanismi (primo tra tutti, la sospensione per eccesso di ribasso) per “spezzare” eventuali circoli viziosi di questo tipo, così come sono state rafforzate le normative sull’insider trading.
    LEZIONE: Non è il caso di fasciarsi la testa se i mercati scendono del 4-5%, perché fa parte del rischio “normale”, se fa paura una cosa del genere, meglio non investire in borsa perché non fa per noi. Inoltre, questa crisi presenta molte similitudini (ruolo della “finanza creativa”) con la situazione attuale, dimostrando che la trasparenza è un’esigenza assolutamente irrinunciabile.

  • Lo scandalo S&L (1985)
    Sebbene abbia avuto un impatto relativamente leggero sulle borse (e forse è poco noto rispetto alle altre crisi di cui parliamo in questo post), è interessante la crisi delle Saving and Loan associations che è avvenuta nel 1985. Le Saving and Loan associations sono piccole istituzioni specializzate nel raccogliere risparmi e concedere mutui. Per avere un’idea, sono qualcosa che somiglia vagamente ad una Banca di Credito Cooperativo, anche se il confronto non rende giustizia (anzi, probabilmente è offenisivo) per le Banche di Credito Cooperativo che conosciamo in Italia. Comunque, quello che è avvenuto in USA è che si è assistito ad una progressiva deregulation delle S&L (ad esempio, non erano vincolate dalle normative sull’insolvenza che erano applicate alle banche), che si sono così spinte in transazioni finanziarie che erano troppo grandi e complesse per loro, nel tentativo di fare concorrenza alle grandi banche commerciali, e spesso transazioni ad elevato rischio (anche a causa dell’incapacità di valutare correttamente quest’ultimo). Diverse S&L andarono in bancarotta, inguaiando sia chi aveva depositato i propri risparmi che chi aveva ottenuto un mutuo.
    LEZIONE: In pratica, anche in questo caso si parla di subprime, anche se in senso “esteso”. Il problema del 1
    985 è basato da ricerca di “profitto a tutti i costi”, sottovalutazione del rischio e operazioni finanziarie dagli effetti poco controllabili. Va detto però che, se il resto del sistema è abbastanza sano, gli effetti sull’economia sono relativamente ridotti.

  • La grande depressione (1929)
    Probabilmente la più famosa crisi finanziaria della storia, è iniziata col “giovedì nero” del 24 ottobre 1929, in cui si è avuto un crollo delle quotazioni di oltre il 13%, seguito da un altro -11% alcuni giorni dopo. Il crollo fu dovuto all’esplodere di una bolla speculativa, che coinvolgeva principalmente sulle nuove industrie che stavano sorgendo in quegli anni (es. automobilistiche). Il minimo venne raggiunto nel 1932, con una perdita degli indici vicina al 90%: per tornare ai valori del 1929 ci vollero più di 25 anni. L’aspetto che caratterizza la crisi del ’29 è come questa abbia coinvolto un’ampia fetta della popolazione: infatti gran parte del ceto medio investiva in borsa, e si trovò così a sostenere le perdite.
    LEZIONE:
    Va detto innanzi tutto che nel ’29 mancavano molti dei sistemi di sorveglianza attuali (la SEC e la FDIC) sono nate in seguito ad esso, e che diversi analisti sostengono che la crisi fu gestita male dalle autorità. Per certi versi, somiglia più alla bolla di Internet (per la sopravvalutazione di settori emergenti) che alla situazione attuale. Più di tutto, però, credo che evidenzi la pericolosità di investire in borsa o comunque in strumenti a rischio “per sentito dire”, che è quello che succedeva in quegli anni, perché è un meccanismo che può funzionare solo finché arrivano continuamente “soldi freschi”. E’ famoso l’aneddoto sul patriarca Kennedy e del lustrascarpe: Joseph Kennedy dopo una mattinata di affari in Borsa, mentre andava a casa si fermò da un lustrascarpe. Quando stava per lasciargli la mancia, questo gli disse: «Lasci perdere, signor Kennedy, ho appena guadagnato 30 dollari sulle Standard Oil». Kennedy sentito questo ritorno in Borsa e vendette tutto. Così si salvò dalla crisi di Wall Street del 1929.

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